Grande attesa per la prevista riunione del 22 aprile tra il Governo e parti sociali, per discutere il piano industriale con la nuova società, ed il tavolo nazionale della chimica, per affrontare i temi del rilancio del settore
SASSARI - «Prendiamo atto con cauta soddisfazione del passaggio di proprietà della “Ineos Vinyls Italia” alla “Safi”, società dell’imprenditore Fiorenzo Sartor. Senza dimenticare che la partita è solo all'inizio». Inizia così il comunicato stampa firmato da Arnaldo Melissa e Giovanni Tavera, a nome delle Segreterie Provinciali della “Uil” e della “Uilcem Sassari”. Le due sigle sindacali sono in attesa della prevista riunione del 22 aprile tra il Governo e parti sociali, per discutere il piano industriale con la nuova società, ed il tavolo nazionale della chimica, per affrontare i temi del rilancio del settore.
Per lo stabilimento di Porto Torres, oltre alla partita Safi, bisogna ricordare che sul destino del petrolchimico pendono due grossi macigni. Il sindacato Uil e Uilcem territoriali infatti rivendicano a gran voce i centomilioni di euro di investimenti da tempo promessi per gli impianti della “Polimeri Europa” di Porto Torres, soprattutto per l’impianto “Etilene”, cuore produttivo dello stabilimento.
«Senza questi investimenti Porto Torres sarà, nella cartina economica della Polimeri Europa, l’ultima ruota del carro, quindi solo fonte di debiti e non di profitti, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Per questa ragione – proseguono io sindacalisti - la Uil e Uilcem provinciali rivendicano la possibilità di affrontare e discutere le criticità che appesantiscono il bilancio dello stabilimento, vedasi la fornitura di energia elettrica ed altre criticità legate alla centrale termoelettrica che da sola produce buona parte delle diseconomie dello stabilimento di Porto Torres. Terza, e non per questa ultima questione per noi vitale, sono i mancati e promessi fondi destinati alle bonifiche industriali dei territori di Porto Torres previsti dall’accordo di programma, datato ma sempre valido, del luglio 2003».
Secondo i due segretari, il risanamento ambientale delle aree dimesse da “Syndial” è vitale per l’intera provincia, perché permetterebbe nuovi insediamenti industriali della filiera chimica collegate con le produzioni esistenti con un significativo rilancio occupazionale. Inizia così una riflessione, che si divide in due filoni.
«Una forte preoccupazione ci impone di sottolineare la non casuale tempistica in cui compaiono mediaticamente percorsi giudiziari di carattere ambientale riguardante l’attività produttiva dello stabilimento e presunti inquinamenti legati all’ormai cinquantennale presenza dello stesso nel territorio. Sarebbe opportuno, a nostro avviso, che fatta salva la libertà di stampa, una giusta cautela sostenga l’informazione di vicende così importanti che troppo spesso coinvolgono e condizionano il destino di migliaia di persone, nonché influiscono le linee di indirizzo industriali nel momento in cui queste devono essere tracciate nell'interesse dell'intera nazione. Per noi – proseguono i segrtari provinciali di Uil e Uilcem-Uil - il rispetto e la tutela dell’ambiente e della salute sono e restano al primo posto, come patrimonio inalienabile e prioritario al di sopra delle azioni “mediatiche-giudiziarie” poste in essere periodicamente per fini più o meno nobili e poco chiari». Secondo Melissa e Tavera, l’addebitare genericamente dei reati ambientali senza attenersi ai fatti giuridicamente imputabili, non renderà giustizia alle inosservanze e carenze di legge dei decenni scorsi.
«Come organizzazioni sindacali facciamo un enorme fatica a difendere il nostro stabilimento e cinquant’anni di investimenti economici ed umani dalla profonda crisi economica internazionale. La manifestazione del 4 dicembre 2008 di Porto Torres ha già risposto ai nemici dello stabilimento e ci auguriamo di non dover rispondere ancora. La Uil-Uilcem territoriali, insieme ai lavoratori e unitamente a tutto il sindacato – concludono - sono e restano i primi paladini della salute e degli ambienti di lavoro, perché ci vivono e ci lavorano quotidianamente e traggono sostentamento per loro e per le loro famiglie nell’ambito di uno sviluppo moderno ed eco-compatibile che deve affermarsi si attraverso l’osservanza delle leggi in materia,ma ancor di più attraverso la verità dei fatti!».
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