"Il crollo dell’occupazione e la crisi dell’industria petrolchimica in Sardegna attestano non solo il disimpegno dell’Eni, ma anche la lunga assenza dello Stato"
CAGLIARI - «La desertificazione produttiva della Sardegna, i quattrocentomila poveri, l’aumento della disoccupazione sono i segni dell’incrinarsi del Patto costituzionale tra la Regione e lo Stato. La coesione sociale è in frantumi, necessita un’immediata risposta delle istituzioni regionali e nazionali». Queste la prime righe di una nota stampa diffusa dalla Cisl Urs che fa il punto della situazione della crisi industriale nell’isola.
Il sindacato accusa la mancanza di alcuni tasselli del patto costituzionale tra lo Stato e la Regione Sardegna, dove lo Stato deve recuperare un ruolo attivo e da protagonista per la promozione dello sviluppo e del lavoro.
«Il Presidente, onorevole Cappellacci, si farà sen’altro carico di evidenziare oggi al Governo, visto che non possiamo farlo direttamente come sindacati, afferma la Cisl Urs, che l’essere parte di una comunità nazionale comporta, per la Sardegna, oltre ai doveri anche quei diritti che rafforzano le pari opportunità con le altre regioni del Paese e dell’Europa».
la Cisl Urs chiede allo Stato di sostenere le attività produttive, le imprese, di rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali e di promuovere l’occupazione, e in questa direzione afferma sono fondamentali tutte le risorse finanziarie disponibili, ivi compresi i fondi per le aree sottoutilizzate, sui quali il Governo e la Regione devono dare le più ampie garanzie di utilizzo e di immediata spendita.
Il segretario generale Mario Medde invita a sconfiggere le strategie dell’Eni e ad attuare l’Accordo di programma sulla chimica del 2003, e chiede un forte segnale da parte del Governo: «la presenza in Sardegna della Finmeccanica che rappresenterebbe un’alternativa certamente più credibile e compensatoria delle storiche presenze delle servitù militari nell’Isola.»
«Chiediamo al Governo e alla Regione non solo di mantenere gli impegni assunti in questo settore, prosegue il sindacato, ma di sostenere e promuovere un modello di sviluppo incentrato sulle innovazioni di processo e di prodotto. Le lotte dei lavoratori sardi vanno in questa direzione: più lavoro, maggiori tutele sociali, più opportunità per il sistema produttivo sardo di competere in Italia e nel Mondo.»
«Queste cose avremmo voluto dire oggi al Governo nazionale, conclude la Cisl Urs, ma così non è stato. Resta forte la richiesta di un’immediata convocazione a Palazzo Chigi, in assenza della quale, ma anche di risposte tempestive, continuerà la mobilitazione e la lotta dei sardi per il diritto al lavoro, alle tutele sociali e allo sviluppo economico.»
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