Ferma contrarietà della Cisl sarda alle gabbie salariali, considerato che le retribuzioni dei lavoratori sardi siano di ben 16 punti inferiori a quelle dell´Italia del Nord
CAGLIARI - La Cisl sarda e il suo segretario regionale Mario Medde non hanno dubbi: «Il problema delle gabbie salariali non riguarda la Sardegna, che non ha bisogno di differenziare salari già diversi». In una nota - fanno sapere dal sindacato - esiste già una distanza salariale che porta le retribuzioni dei lavoratori sardi ad essere di ben 16 punti inferiori a quelle dell’Italia del Nord, risultato della mancata attuazione in sede locale della contrattazione integrativa, prevista dall’intesa Governo-sindacati-imprenditori del luglio 1993, mai attuata nelle realtà economicamente più deboli.
In Sardegna la contrattazione provinciale o settoriale o aziendale riguarda a mala pena il 35% di tutto il mondo del lavoro. Di fatto, per alcuni settori e alcune realtà aziendali sardi, l’unico elemento retributivo è quello del contratto nazionale. Per questi motivi, secondo la Cisl, non è più riproponibile, pertanto, la reintroduzione delle gabbie salariali e non è praticabile la sola contrattazione regionale che, in virtù dell’accordo nazionale, non è alternativa ai livelli salariali stabiliti a livello nazionale.
La Sardegna ha bisogno di più lavoro per distribuire più ricchezza e soddisfare le esigenze di quei 200 mila lavoratori in cerca d’occupazione. «Rilanciare lo sviluppo e intervenire per consolidare il sistema produttivo. Queste sono le vere emergenze e rispetto a queste il sindacato chiede di attivare il confronto col Governo come da mesi sollecitato» si legge in conclusione al comunicato.
Nella foto: sindacalisti della Cisl in una manifestazione
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