Solo il lavoro precario o stagionale nel settore turistico e dell’indotto attutisce un impatto drammatico della crisi sia sul versante delle famiglie sia su quello del reddito nell´Isola
CAGLIARI - Su 76.731 avviamenti al lavoro in Sardegna nel trimestre aprile-giugno 2009, ben 64.129 (83,6%) sono stati a tempo determinato. Su 325.745 iscritti nei Centri servizi per il lavoro della Sardegna, 264.753 persone si trovano in una classe di disoccupazione di oltre 24 mesi.
Sono, questi, i dati del SIL Sardegna (Sistema Informativo del Lavoro), elaborati dall’Agenzia del Lavoro, che, insieme con quelli già forniti nella rilevazione trimestrale dell’Istat, rafforzano la lettura della grave crisi produttiva e del mercato del lavoro dell’Isola fatta dai sindacati. Infatti, solo il lavoro precario e/o stagionale nel settore turistico e dell’indotto attutisce un impatto drammatico della crisi sia sul versante delle famiglie sia su quello del reddito.
Sono dati e valutazioni che rafforzano le proposte del sindacato, nello specifico quelle relative al sostegno al reddito e alle politiche di promozione del lavoro. In particolare la precarietà e l’irregolarità, presenti nel mercato del lavoro in quantità così massicce e la stagionalità senza le caratteristiche strutturali e positive delle attività produttive, necessitano di risposte sul versante dell’incremento dell’occupabilità, del sostegno del lavoro stabile e duraturo, del potenziamento dell’offerta formativa e dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
La Cisl sarda ribadisce in un comunicato che la manovra finanziaria e di bilancio per il 2010 rappresenta un’opportunità eccezionale per caratterizzarla in termini di programmi straordinari e di lavoro, di sostegno alle imprese, di promozione dell’economia sociale a favore delle famiglie, degli anziani e dei non autosufficienti, di nuove misure per l’occupazione giovanile e femminile.
Le risorse manovrabili per il 2010, tra fondi regionali, europei e per le aree sottoutilizzate, si aggirano intorno al miliardo di euro. Si tratta di spenderle presto e bene, insieme con una riduzione dei residui passivi, che raggiungono cifre quasi vicine a una annualità di manovra finanziaria.
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