Il consigliere regionale analizza il momento del mondo del lavoro in Sardegna e critica l’Esecutivo nazionale
CAGLIARI - «La Sardegna perde più di trentamila posti di lavoro in meno di un anno, cade in una situazione drammatica di crisi economica e dell’occupazione, si chiudono impianti industriali e si mettono a rischio interi territori, e il Governo nazionale e il Ministro delle Regioni, non hanno di meglio da fare che annunciare ricorsi contro le disposizioni regionali unanimemente approvate dal Consiglio per la stabilizzazione dei lavoratori precari, in servizio soprattutto negli Enti locali».
Queste le prime dichiarazioni del consigliere regionale Luciano Uras, che sottolinea come questa sia una azione priva di senso ed un attacco gravissimo alla autonomia regionale. «Pare che di federalismo e autodeterminazione se ne possa parlare solo a Milano e a Torino. Nelle altre parti d’Italia ogni volontà di autonomia deve essere mortificata», dichiara, puntando l’attenzione sulle norme approvate dal Consiglio Regionale e contrastate dal Governo, mettendo così «la parola fine alla disperazione di anni di precarietà di vita e di lavoro di tanti padri di famiglia, in età avanzata, e destinati, nel breve periodo, alla pensione. Il Governo li vuole lasciare in totale definitiva precarietà. Tutto questo nonostante il finanziamento necessario alla stabilizzazione sia del Bilancio della Regione e non quello dello Stato».
Per Uras, tutte le forze politiche hanno voluto dare una risposta tecnicamente e socialmente seria, che indicava una strada assolutamente legittima per affrontare un problema cinicamente prodotto dalla devastante stagione della così detta “flessibilità del lavoro”. «Tutto è flessibile tranne disoccupazione e povertà che rischiano di rimanere stabili – prosegue il consigliere regionale - Sono ansioso di sapere cosa farà la Maggioranza, cosa diranno le forze autonomiste alleate del Centrodestra. Sono ansioso di sapere se ancora una volta la Regione piegherà il capo o se sarà effettivamente in grado di difendere le norme opportunamente approvate nel rispetto delle prerogative di autonomia riconosciute dallo Statuto speciale. Non è solo una questione di principio – conclude Uras - è un dovere morale verso padri di famiglia che lottano contro povertà e precarietà da troppi anni».
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