In Sardegna la povertà ha purtroppo radici giovani. Nel 2007 era al 32,5% e tutto fa pensare che il 2009 si chiuda con un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione giovanile
ALGHERO - In Sardegna la povertà ha purtroppo radici giovani. Un tasso di disoccupazione giovanile (15/24 anni su forze lavoro della corrispondente età) al 36% (2008) è infatti insostenibile per la società sarda e per le speranze di ripresa economica dell’Isola. «Si è di fronte a uno dei problemi più importanti della questione sociale sarda», così il segretario regionale della Cisl sarda Mario Medde.
Nel 2007 era al 32,5% e tutto fa pensare che il 2009 si chiuda con un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione giovanile. Solo la Sicilia supera in questo primato la Sardegna. È anche su questo fenomeno (il tardivo ingresso nel mercato le lavoro che si somma alla disoccupazione alternata a lunghi periodi di ammortizzatori sociali) che nasce una condizione previdenziale dei lavoratori sardi che porta a pensioni nettamente inferiori a quelle del Centro Nord e al di sotto della soglia della povertà relativa (614,22 la media mensile delle pensioni INPS) con punte più basse nell’Oristanese (536,8 euro al mese).
Ecco perché la Cisl sarda ritiene non più rinviabile una specifica attenzione al lavoro e l’adozione di un programma d'intervento che preveda misure adeguate all’emergenza della disoccupazione giovanile. La Cisl propone dunque due specifiche direttrici nella formulazione del programma: una nuova norma sull’imprenditorialità giovanile e, dall’altro, strumenti e misure per sostenere l’assunzione dei giovani da parte delle imprese e delle istituzioni. «È inoltre fondamentale dare vita, da parte della Regione, ad un osservatorio sulla condizione giovanile, per affrontare adeguatamente uno dei problemi più importanti della società sarda, soprattutto sul versante lavorativo e scolastico», conclude Mario Medde.
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