Sono riprese stasera le iniziative di lotta sindacale dei lavoratori del petrolchimico contro la chiusura degli impianti di Porto Torres
PORTO TORRES - Sono riprese stasera le iniziative di lotta sindacale dei lavoratori del petrolchimico contro la chiusura degli impianti di Porto Torres. Cinque lavoratori, in rappresentanza di tutte le categorie impegnate nell’agglomerato turritano, hanno occupato intorno alle 12.30 di oggi (giovedì) la torre aragonese, di fronte al porto commerciale della città, da cui sono state esposte le bandiere del sindacato, e ci resteranno finchè non riceveranno risposte certe dal governo e dall’Eni. Si tratta di Antonio Bigella, Alberto Falchi, Cristian
Marongiu, Luigi Nieddu e Giuliano Sechi.
I lavoratori chiedono che venga riaperto immediatamente il tavolo al ministero dello Sviluppo economico e che al vertice sia presente l’Eni, per dare finalmente risposte certe sul futuro degli impianti. «Chiediamo il mantenimento degli accordi presi il 21 luglio a Roma, al tavolo ministeriale, quando Eni garantì che Porto Torres non avrebbe chiuso, promettendo anzi investimenti nel territorio», ha spiegato ai giornalisti il segretario generale della CGIL di Sassari, Antonio Rudas, in una conferenza stampa ai piedi della torre.
«Oggi leggiamo di progetti più o meno nebulosi che non garantiscono di certo il posto ai lavoratori ancora impegnati negli impianti e a tutte le famiglie che dipendono dal petrolchimico, direttamente e nell’indotto». Per questo, quella di oggi è solo la prima delle clamorose iniziative che la Cgil, in difesa dei lavoratori del petrolchimico di Porto Torres, metterà in atto per ottenere il mantenimento degli impegni. Il prossimo obiettivo è fissato per martedì 20 ottobre, quando il presidente della Regione Cappellacci riceverà a Cagliari i rappresentanti del comitato per l’area di crisi Sassari-Alghero-Porto Torres.
In quell’occasione, la Cgil di Sassari riproporrà, insieme agli altri sindacati confederali Cisl e Uil, con cui Rudas ha ribadito l’unità nella difesa dei lavoratori, smentendo qualsiasi divisione in tal senso, la necessità che il territorio si presenti unito, a un tavolo da pretendere a Roma, davanti alla controparte naturale, ossia il governo. In questo senso, massimo sostegno viene dato al presidente della Regione perchè prosegua il confronto col governo nel chiedere il rispetto degli accordi e il rilancio dell’industria, imprescindibile nel territorio, in mancanza di valide alternative da costruire nel tempo.
Fondamentale, ha aggiunto Rudas, sarà la presenza degli enti e degli amministratori locali. Eni deve mantenere i suoi impegni: in alternativa, ha concluso, insieme ai rappresentanti di Fiom (mtalmeccanici), Filcem (chimici) e Fillea (edili), la Regione dovrà giungere anche alla richiesta di rimozione del management dell’Eni, che col suo atteggiamento sta pericolosamente tornando a una strategia di dismissione globale puntando a dividere il territorio costruendo “tavolini” traballanti senza alcuna garanzia per i lavoratori.
Nella foto: la protesta in difesa del Petrolchimico
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