In mancanza di segnali che possano rassicurare i lavoratori, il presidio resta attivo e presente, determinato a battersi per ottenere il rispetto delle promesse fatte a Roma il 21 luglio dall’Eni
PORTO TORRES - Continua ancora il presidio della torre aragonese di Porto Torres da parte dei cinque lavoratori del Petrolchimico che da giovedì hanno avviato una dura e rischiosa azione di lotta per ottenere certezze sul futuro degli impianti di Porto Torres. In mancanza di segnali che possano rassicurare i lavoratori, il presidio resta attivo e presente, determinato a battersi per ottenere il rispetto delle promesse fatte a Roma il 21 luglio dall’Eni davanti al ministro per lo Sviluppo economico.
Col passare dei giorni, i cinque lavoratori della torre sono diventati un simbolo della lotta riconosciuto anche dalla cittadinanza di Porto Torres e dalla gente comune, che si unisce al presidio a terra portando solidarietà e sostegno alla battaglia per il diritto all’occupazione.
Insieme a loro, anche i politici visitano il luogo-simbolo, sferzato anche oggi dal vento e dalla pioggia, tra cui l’ex ministro dell’Economia Vincenzo Visco oggi in Sardegna, e Pierluigi Bersani che ha chiamato il segretario della CGIL di Sassari Antonio Rudas per essere aggiornato sulla situazione. Lo stesso Rudas ribadisce che si conferma l’unità sindacale, dopo un’interlocuzione rinnovata anche oggi, per l’ottenimento dell’obiettivo comune: la garanzia del futuro per i lavoratori del polo petrolchimico di Porto Torres.
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