Nella chiusura dei due stabilimenti sono coinvolte 1000 dipendenti diretti e almeno 1000 lavoratori dell´indotto. Nei giorni scorsi solo promesse disattese e incontri inutili. Momenti di tensione nello stabilimento dell'Alcoa di Portovesme
CAGLIARI - L'Alcoa ha deciso di fermare gli stabilimenti in Sardegna, dopo che la Commissione Europea ha chiesto indietro circa 270 milioni di euro, considerati aiuti di Stato. I 400 operai di turno in quel momento, che nei giorni scorsi avevano accolto con soddisfazione che il pericolo di chiusura fosse stato scongiurato, smettono subito di lavorare e chiudono i cancelli della fabbrica: nessuno può entrare, nessuno può uscire.
Questa è la fabbrica che ci dà da mangiare e qui non si ferma nulla nemmeno se dovessero arrivare precise disposizioni: E' solo una delle tante dichiarazioni di lavoratori e dirigenti. La tensione è alle stelle: «Siamo stanchi di ricevere promesse a cui non seguono fatti concreti - hanno aggiunto - andremo via solo quando saremo certi che la soluzione è stata davvero trovata».
L'Alcoa è solo l'ultima delle aziende che dichiara un situazione di difficoltà e che manifesta l'intenzione di sospendere l'attività produttiva. Si è di fronte a scelte che non è possibile accettare e che è necessario respingere con la massima fermezza. Insieme ad Alcoa la ex Otefal, l'Eurallumina, la Portovesme S.r.l., per un totale di 4.500 lavoratori coinvolti dalla precarietà e da una crisi che viene pagata in modo drammatico dagli operai, dalle famiglie e dal territorio del Sulcis. Lo ha sostenuto il segretario regionale della Cisl, Mario Medde.
«Il sindacato non può tollerare la chiusura dell'Alcoa, chiediamo al presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, un atto di coraggio perché non si capisce come possa accettare un simile trattamento», l'appello è del segretario della Cgil, Enzo Costa, che ha sottolineato come la vicenda dell'Alcoa abbia messo a nudo un modo di fare politica basato solo sulle promesse e sugli effetti mediatici piuttosto che sulla costruzione di risposte concrete. Per la Cgil non è tollerabile l'atteggiamento del Governo nazionale "che assume impegni che non può sostenere.
Cappellacci. «Questo è il momento della fermezza, ma anche del massimo senso di responsabilita’ da parte di tutti. Fare ora qualcosa di diverso potrebbe mettere a rischio qualche migliaio di posti di lavoro». L’ha sottolineato il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, che segue l’evolversi della situazione dell’Alcoa di Portovesme, con costanti contatti telefonici con tutte le parti interessate, a cominciare dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, ai vertici dell’azienda.
«Il confronto in corso da settimane con sindacati, azienda e Governo prosegue senza interruzioni e ci auguriamo – ha osservato il Governatore – che prosegua questo impegnativo ma essenziale sforzo congiunto per arrivare all’unico obiettivo che tutti perseguiamo: la piena operatività dell’impianto e il mantenimento dei livelli occupazionali, precondizione per un rilancio dell’intero polo dell’alluminio. Per raggiungere questo traguardo e’ indispensabile che tutti i portatori di interesse evitino qualsiasi, anche non voluta, strumentalizzazione».
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