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Red 4 dicembre 2009
Emergenza lavoro: 11mila in cassa integrazione
«Ormai non bastano più i proclami, quando invece occorre una terapia d’urto decisa che Regione e Governo devono definire in tempi rapidi»


ALGHERO - Sono poco meno di 11mila i lavoratori collocati in cassa integrazione e mobilità in deroga e ben 350 le aziende interessate da tali strumenti. A questi si sommano i circa 2800 lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali ordinari e straordinari, tutti dipendenti da aziende industriali in crisi, soprattutto Legler ma anche Eurallumina e non solo.

Questi dati costituiscono l’immagine speculare della crisi che ha investito il sistema produttivo regionale il cui epilogo e la cui soluzione non pare immediata. «Occorre supportare la volontà delle aziende di recuperare il proprio spazio produttivo e, soprattutto, prestare maggiore attenzione alla condizione non certo serena e agevole dei tanti lavoratori in cassa integrazione da troppo tempo», sottolinea Matta, segretario regionale della Cisl.

«Ormai non bastano più i proclami, quando invece occorre una terapia d’urto decisa che Regione e Governo devono definire in tempi rapidi. Se corrispondono al vero le asserzioni che da più parti vengono fatte sulla fine della crisi, queste non paiono riguardare la Sardegna dove persiste una crisi senza fine i cui strascichi potrebbero mantenersi ancora per lungo tempo».

«La Regione, per responsabilità diverse precisa Matta - è in ritardo nel definire gli interventi più appropriati a rilanciare e consolidare l’industria, mentre il Governo pare non cogliere nella giusta misura le difficoltà dell’economia isolana, rinviando giorno dopo giorno gli interventi necessari per la Sardegna. Il caso della Sassari-Olbia, ma non solo quello, la dice lunga sulla reale volontà del Governo di affrontare, di fatto, il declino produttivo dell’Isola».

Lo stesso tavolo istituzionale Stato-Regione più volte sollecitato, a distanza di un anno, non è stato ancora convocato, mentre incalzano una dopo l’altra le questioni irrisolte: il costo dell’energia, il gap infrastrutturale, le difficoltà di collegamento con la penisola, oggi ancora più complicato in conseguenza della cancellazione d’imbarco dei carri ferroviari di Golfo Aranci. Il sindacato, con la manifestazione del 30 novembre, ha indicato gli obiettivi da perseguire. Si tratta di pervenire ad un percorso condiviso che metta al centro il lavoro con nuovi strumenti per sostenere lo sviluppo e l’occupazione.

«Per un verso agendo sulle politiche fattibili, per l’altro intervenendo in modo deciso nel mercato del lavoro adottando provvedimenti specifici per gli oltre 150mila disoccupati, ma anche per i cassa integrati in deroga che vedono giorno dopo giorno allontanarsi la prospettiva di ritornare al lavoro. Una sfida certamente non facile, ma, se non affrontata - conclude il segretario regionale della Cisl - rischia di appesantire il futuro dei lavoratori sardi. Una condizione che il sindacato, la Cisl, non può in nessun modo accettare».
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