La democrazia, tanto più in un momento di grande incertezza istituzionale come quello che attualmente attraversa il Paese, è per la Cgil un valore irrinunciabile. «Via i dirigenti che siglano intese contro i lavoratori», questo il punto focale del documento della sigla sindacale
SASSARI - La democrazia, tanto più in un momento di grande incertezza istituzionale come quello che attualmente attraversa il Paese, è per la Cgil un valore irrinunciabile, fondamentale per la vita e la libertà della comunità. Chiunque si proponga come rappresentante dei lavoratori e dei pensionati del più grande sindacato italiano, deve avere come stella polare il rispetto di coloro che lo investono di una responsabilità così importante, in qualunque momento e in ogni occasione.
E’ per questo che il segretario della Camera del Lavoro di Sassari Antonio Rudas, come primo firmatario, proporrà al congresso della Cgil di Sassari del 4 e 5 marzo 2010, ed ancora prima alle assemblee di base, un documento firmato anche dai dirigenti della Camera del Lavoro sassarese, su una proposta di modifica dello statuto del Sindacato regionale e nazionale, che punta a salvaguardare al massimo la democrazia interna dell’organizzazione. In particolare, la proposta di modifica riguarda l’articolo 6, sulla responsabilità dei rappresentanti di lavoratori e pensionati. Tra i cardini su cui poggia la vita sindacale, recita l’attuale statuto, vi è il pronunciamento degli iscritti come vincolo per l’adozione di regole e la formazione delle decisioni.
La proposta di modifica della Cgil sassarese, si concretizza in un’aggiunta fondamentale: nel caso in cui un referendum tra lavoratori e pensionati bocciasse un’intesa o una piattaforma firmata da un dirigente dell’organizzazione, questi deve ritirare immediatamente la sua firma. Se, decorsi quindici giorni, il dirigente sconfessato non avesse provveduto al ritiro, sarebbe da considerarsi immediatamente ed irrevocabilmente decaduto da tutti gli incarichi ricoperti in seno alla Cgil. Con questa importante precisazione, la Camera del Lavoro di Sassari rimette al centro della vita sindacale i suoi iscritti, riportando la figura dei dirigenti a quella stabilita per statuto, cioè di rappresentanza della volontà collettiva, in nome del più potente ed irrinunciabile motore che muove il maggiore sindacato italiano: la democrazia.
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