Il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta, indica nell’incontro in programma il 7 gennaio, il termine ultimo perché la società presenti un piano industriale di spessore
CAGLIARI - «“Alcoa” deve dare un segnale forte e credibile circa la sua volontà di restare in Sardegna. Questo segnale lo deve dare in modo inequivocabile in occasione dell’incontro del 7 gennaio. Per quella data, infatti, la multinazionale americana deve presentare un piano industriale di spessore dentro cui tracciare le strategie per i prossimi anni indicando gli investimenti che intende attuare per rendere competitivi gli impianti di Portovesme».
Questa la prima dichiarazione di Giovanni Matta, segretario generale della “Cisl Sardegna”, che sottolinea come ci sia una questione energetica che deve essere risolta ed è per questo che in questi mesi i lavoratori hanno attuato, insieme al sindacato ed alle Istituzioni locali e regionali una forte mobilitazione per evidenziare le difficoltà che gravano sul settore dell’alluminio. «Per il 7 gennaio – prosegue - il Governo dovrà confermare gli impegni dentro il quadro tracciato il 26 novembre a Roma e perfezionato nel verbale del 9/10 dicembre tra Ministero per le Attività produttive e Alcoa Italia. Il pacchetto energia dovrà consentire l’allineamento del costo dell’energia a Portovesme con quello medio praticato in Europa agli altri competitors. Questa è la richiesta che ha accompagnato le rivendicazione del sindacato negli ultimi dieci anni e che oggi lo stesso ripropone con assoluta fermezza».
Dopo questo, secondo Matta, l’azienda non avrebbe più alibi per manifestare in termini espliciti quale progetto industriale intende attuare per gli impianti del Sulcis. «Per quanto ci riguarda una cosa deve essere chiara. Non abbiamo mai accettato né accetteremo in futuro qualunque taglio alla produzione a Portovesme né intendiamo subire gli espedienti dilatori messi sinora in campo da Alcoa. Per queste ragioni – spiega il segretario regionale - dopo il 7 gennaio, qualora le proposte messe a punto dal Governo non dovessero convincere l’impresa a recedere dai suoi propositi, ciascuno degli attori in campo, per la sua parte e per le competenze proprie, deve attivarsi per difendere le produzioni italiane. Considerato che nel settore dell’alluminio l’Italia è deficitaria per l’80percento dei consumi di tali materiali, restiamo convinti sull’impossibilità di rinunciare all’esistenza di questi impianti e alla realizzazione di questi prodotti. Per raggiungere tali obiettivi siamo più che convinti che occorra abbattere il costo del kilowattora, ma, contestualmente, occorre investire in tecnologia per ottimizzare la produzione, contenere i costi e i consumi di energia. Tutti temi sui quali Alcoa non accenna ancora a esprimere il proprio intendimento».
«Per queste ragioni bisogna essere pronti. Se Alcoa intende mollare la Sardegna - conclude Giovanni Matta - si dovrà deve essere pronti a proporre un piano alternativo. Se gli americani vanno via la Regione tramite la “Sfirs” deve attrezzarsi per mettere su una compagine imprenditoriale capace di misurarsi in questo settore rilevando l’azienda e rilanciando le produzioni sarde. Forse è arrivato il momento di misurare la volontà della nostra isola di difendere e rafforzare il suo sistema industriale agendo con formule nuove».
Nella foto: Un momento della manifestazione di Roma
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