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Red 22 gennaio 2010
Sardegna, Isola in emergenza
In consiglio regionale la maggioranza di Centro-destra si permette di non garantire il numero legale per iniziare i lavori, mentre nell´Isola non si contano le emergenze che attendono energiche risposte proprio dalla politica


ALGHERO - In Sardegna ci sono circa 50mila giovani sino ai 35 anni, senza un lavoro e privi di qualsiasi reddito; sono intorno alle 100 mila unità i lavoratori che usufruiscono delle diverse varietà di ammortizzatori sociali, la quasi totalità al di sotto della soglia di povertà relativa. Da evidenziare altresì che il lavoro irregolare ha percentuali intorno al 22% delle unità lavorative. Ecco le vere emergenze della Sardegna: un'economia che non cresce, tutt'altro, c’è l’emergenza lavoro che rappresenta una priorità in quella che viene chiamata la questione sociale dell’Isola.

Influisce, ovviamente, la crisi del sistema produttivo che riguarda non meno di 700 imprese, tutte coinvolte da difficoltà che vengono attestate dalla richiesta di attivare le procedure per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga. Si tratta solo di una parte delle intraprese che sono state colpite dalla crisi economica e finanziaria.

Queste caratteristiche del lavoro isolano hanno influito negativamente sulla consistenza dei redditi previdenziali, la cui maggioranza è al di sotto della soglia di povertà relativa. Infatti su circa 600mila pensioni erogate da tutti gli enti, quelle al di sotto di 999 euro sono superiori alle 470mila. Sul totale dei beneficiari di una sola pensione circa il 70% è al di sotto di quella soglia.

È questo uno spaccato, certamente quello più drammatico, della questione sociale della Sardegna. «La complessità di questo problema va affrontata sia sul versante congiunturale - sottolinea Mario Medde, segretario generale della Cisl - cioè delle risposte da dare subito alle persone, alle famiglie e alle imprese, anche in termini di assistenza e per tamponare le difficoltà immediate, ma anche e soprattutto sul versante strategico, cioè delle risposte sul medio e lungo periodo per contribuire a costruire un futuro al sistema produttivo e, in primo luogo, alle persone e alle famiglie».

Sarebbe il modo migliore per vivere il 2010, Anno europeo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, aperto ieri a Madrid. Ecco perché è indispensabile una diffusa condivisione delle politiche e un ruolo da protagonista della Regione, del Governo nazionale e della stessa Unione europea. L’obiettivo che il sindacato si propone è di far sì che le diverse istituzioni convergano su scelte e atti normativi e politici, concertate con i sindacati e le associazioni datoriali.

Tra i principali obbiettivi: un piano straordinario per il lavoro, un nuovo piano di rinascita, con il riconoscimento dello stato di insularità, un accordo di programma quadro per rilanciare le attività produttive, e un reddito di cittadinanza incentrato sulla ricollocazione, sull’orientamento e sulla formazione, e un fondo per la non autosufficienza in grado di dare risposte adeguate agli anziani e alle disabilità. La Sardegna aspetta, sempre.

Nella foto: una seduta del Consiglio regionale a Cagliari
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