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Marco Vuchich 1 gennaio 2005
Cap d'Any, ad Alghero 40 mila in piazza salutano un anno carico di tragedie
La città ha festeggiato in piazza l’arrivo del nuovo anno senza però brindare in rispetto del dolore che ha colpito le popolazioni del sud est asiatico


ALGHERO - E’ stato un Capodanno molto particolare, quello appena trascorso, un evento allegro ma non troppo, nel quale si è giustamente inserita la decisione dell’Azienda Autonoma di cancellare dalle manifestazioni il tradizionale brindisi in piazza allo scoccare della mezzanotte. La folla, all'incirca 40.000 persone, ha comunque aspettato l’arrivo del nuovo anno nel piazzale del porto per scambiarsi gli auguri e testimoniare con una “comunione di massa” il distacco definitivo da un 2004 che non ha certo brillato per positività, carico, come è stato, di notizie tragiche e disgrazie epocali. Tanta gente, quindi, ha sfidato la temperatura di poco al di sopra dello zero per ammirare lo scenario multicolore degli Urban Sax e godere delle splendide sonorità che gli artisti hanno saputo donare alle decine di migliaia di algheresi e ospiti giunti ad Alghero per rispettare la tradizione del Cap d’Any, ancora una volta sotto la multicolore volta dei fuochi pirotecnici. Al faccione di Umberto Smaila è toccato il ruolo di sensibilizzare la folla, incitandola ad inviare un sms di solidarietà per le popolazioni colpite dal maremoto nell‘Oceano Indiano, poi, tra vecchi “hits” da piano bar e il solito repertorio anni ‘60, la manifestazione è lentamente scivolata in un allertato dormiveglia, fino a spegnersi definitivamente nelle prime ore del nuovo anno.
Insomma un Cap d’Any che, forse a causa dei tragici avvenimenti internazionali o per un programma non particolarmente esaltante, non sarà certo ricordato come al contrario è successo per altre edizioni del passato, maggiormente innovative e di ben altro spessore.
La prima alba del 2005 ha fatto capolino e già ci si chiede quali saranno le speranze che potranno essere concretizzate, quale percorso potrà segnare il cammino di un nuovo anno già carico di fardelli e zavorre lasciate in eredita dagli uomini. Un vecchio detto popolare dice che la speranza è l’ultima a morire, ma è comunque certo che da troppo tempo è gravemente malata.
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