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Monica Caggiari 25 gennaio 2005
Volare, dipendenti in rivolta
Numerosi anche i lavoratori algheresi, tra cui alcuni con ruoli di rilevo, impiegati all’interno del call-center di Sassari. «Molti di noi hanno fortemente creduto che quest’azienda potesse rappresentare il nostro futuro» dicono i dipendenti in attesa di risposte


SASSARI - «Aiutateci a ri-volare» chiedono quasi con veemenza, i giovani del Call-Center Volare, in stato d’agitazione ormai da svariati giorni. Dopo il clamore, che ha fatto seguito al “crollo” della compagnia aerea veneta e che è durato qualche settimana, il sipario è calato; anche sull’indotto di Volare Airlines. Tra le molte realtà, nate attorno al fenomeno delle compagnie a basso costo, vi era anche il Call-Center Volare a Predda Niedda, l’unico a soddisfare le esigenze della crescente clientela “Low-Cost”, e questo a livello nazionale e internazionale.
Questa struttura era diventata in pochi anni un piccolo miracolo della lotta alla disoccupazione. La MST, Multiservizi telematici, società sarda che per anni ha garantito prenotazioni, vendite e servizio clienti e di cui Volare detiene il 75% delle azioni, era arrivata ad avere ben oltre 100 dipendenti, la maggior parte laureati e con la conoscenza di almeno due lingue. «Molti di noi hanno fortemente creduto che quest’azienda potesse rappresentare il nostro futuro» dicono i dipendenti in attesa di risposte.
E, infatti, molti di questi giovani, convinti dall’apparente buon andamento del low-cost, hanno, così, deciso di investire i guadagni in progetti a lunga scadenza, spesso importanti, spesso veri e propri sogni di una vita. Poi è arrivata la doccia fredda: il tracollo della Volare Airlines.
«Inizialmente abbiamo deciso di tacere, nell’attesa che le promesse di includerci nel piano di rilancio diventassero fatti concreti» così alcuni addetti della MST, che continuano, spiegando che da questo mese era prevista la cassa integrazione a zero ore, ma che, in effetti, nulla si è concretizzato. Si tratta di un provvedimento straordinario, per il quale lo Stato, nella fattispecie il Ministero del Welfare, ha già stanziato i fondi, necessari per garantire gli stipendi dei circa sessanta dipendenti con contratti ancora in corso. Ma dalle alte sfere –il commissario straordinario Rinaldini e l’attuale amministratore unico Sebasti– non vi sono ancora state risposte, sebbene la documentazione, attraverso la quale i lavoratori della MST potrebbero accedere alla Cassa Integrazione, sia già stata predisposta dal delegato di Sebasti ed ex amministratore delegato della MST, Deligia. Inoltre vi è il problema degli elevati crediti, che la MST vanta sulla Volare, fortemente in debito con la società di Predda Niedda.
Nonostante le numerose convocazioni da parte dei sindacati riuniti, Sebasti e Rinaldi non si sono mai presentati a Sassari. Pare addirittura che il primo adduca problemi di natura economica(!) per il trasferimento in Sardegna e che l’altro eviti accuratamente di rispondere, anche solo ai fax e ai messaggi su segreteria. «Non si esprimono, dimostrandoci così totale disinteresse». Un disinteresse che ha spazientito i sindacalisti, i quali avrebbero intenzione di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per la mancata presenza alle convocazioni, in particolare di Rinaldi.
«Il nostro timore è che Volare non abbia più intenzione di inserirci nel piano di rilancio e questo nonostante anni di lavoro come unico ed efficiente Call-Center nazionale ed internazionale». Dalle parole dei dipendenti appare chiaro il timore di essere “tagliati fuori”. Ma al grave problema con la reticente Volare Airlines, s’aggiunge il rischio che questi giovani stanno correndo con l’altro cliente, i cosiddetti scissionisti della Volare, fondatori della Myair Airlines: «Abbiamo sopportato tre mesi di silenzio, continuando a lavorare con l’altro cliente della MST, la Myair Airlines. Ora abbiamo deciso di sollevare la testa; sappiamo tuttavia di rischiare grosso con la Myair, che potrebbe decidere di rompere il contratto di assistenza con la MST per cercare “Call-Center alternativi”e questo senza penali, visto lo stato di agitazione».
Ancora una volta si ripresenta il dilemma della precarietà e flessibilità: nel paese con la migliore costituzione di questo mondo vi è ancora la paura di protestare, come se scioperare fosse un privilegio e non un diritto, sancito e garantito dallo statuto dei lavoratori.
E ancora una volta dobbiamo raccontare di persone, che hanno atteso con pazienza, lavorando nonostante le aspettative deluse e alcuni sogni infranti, e che ora potrebbero dover anche mettere in conto un vergognoso disinteresse e una deplorevole mancanza di solidarietà.
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