In scena Napoli Hotel Excelsior. Due atti unici colorano il primo Novecento napoletano. Una miscela di gioia mediterranea e sofferenza latina per un affresco dalle tinte forti. Ovazione del pubblico per il regista protagonista Tato Russo
SASSARI - Le vetrate dello storico Hotel Excelsior, maison di presunto rango nobile, dimora dei potenti, ricchi spesso di boutade, sberleffi e paiette sbiadite, separano il lungomare della vulgata. Pescatori perditempo, scugnizzi di marciapiede, ubriachi, miserabili e gente comune. Cocchieri e autisti, maggiordomi e guardie, attendono i loro signori da scortare. Unici, oltre i primi, nel calzare un´ordinata divisa, sono l´anello di congiunzione con il popolino, che può solo scrutare le ombre danzanti dei grandi, origliarne l´eco dei canti di festa. Il mare, dominato dal Vesuvio, accomuna animi eterogenei in una commistione dai sapori aspri e veraci E´ la vista di Napoli Hotel Excelsior, commedia in due atti unici, scritta nei testi e nelle musiche da Raffaele Viviani, interpretata domenica tredici e lunedì quattordici al Teatro Verdi di Sassari, dalla compagnia Fondazione Teatro di Napoli Teatro Nazionale del Mediterraneo, per la regia di Tato Russo. Nella replica di lunedì sera (buona l´affluenza del pubblico in sala), il protagonista ci accoglie nel camerino, con una disponibilità unica. Mancano dieci minuti all´apertura del sipario, mentre reduce dall´influenza, sta ultimando il trucco al suo primo personaggio, l´ubriaco. Maestro Russo, quale filo lega la Napoli del suo Hotel Excelsior con quell’attuale ? - «...Forse nessuno. Non c´è alcun legame comune fra quella Napoli, più bonaria, più mite e quella d’oggi, che è una metropoli, moderna, spesso violenta. E´ come mettere a confronto due mondi, quello di una volta e quello d’oggi...». - In questi giorni, Napoli appare distorta dai fatti di cronaca. Da più parti s´invoca la ripresa di un rinascimento, di cui si avvia un discorso più o meno consistente qualche anno fa... «...Credo che non si sia avviato mai niente di realmente serio...» - taglia deciso l´attore: «in venti anni si rifanno le città, gli stati. Di parole, tante ma solo retorica, demagogia: non serve a niente, non serve a Napoli...». Quale peso può avere il Teatro, la Cultura per far sperare Napoli? - «...Per Napoli il Teatro fa molto di più di qualsiasi altra attività, in qualsiasi altra città, con i suoi artisti inascoltati e bistrattati...» - Il suo spettacolo ha registrato forti consensi in tutta Italia ed anche in Europa. Come giudica l´esperienza in Sardegna ? - «...Ero stato già altre volte qui in altre produzioni, con la mia regia. Mancavo da quindici anni. Lo spettacolo è molto piaciuto. Il pubblico sardo se a volte può sembrare freddo, magari è perchè non conosce bene il testo o c´è predominanza di gusti televisivi. Io son contento perchè ho avuto un pubblico molto attento. A noi ha tributato un applauso commosso e partecipato». In sintonia con la sua lettura, Tato Russo e tutto il cast in scena, ventidue attori, lasciano il parterre in una prolungata e calda ovazione. Napoli è piu vicina.
Nella foto: gli attori si congedano dal pubblico
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