Si chiude l’E.s.i.t., si pone in essere il decentramento amministrativo, le Aast passano ai Comuni. In Sardegna si è sviluppata una buona classe di imprenditori turistici
ALGHERO - A margine dell’incontro di stamani (26 febbraio) l’assessore regionale al turismo Luisanna Depau risponde ad alcune domande sul futuro del turismo e degli enti sardi legati ad esso.
D.ssa Depau il turismo in Sardegna è in crisi, è colpa dell’imprenditoria sarda che non è all’altezza?
«No, la crisi del turismo è in parte congiunturale legato alla crisi economica, in parte è da attribuire alla mancanza di regia regionale, che finora non c’è stata, si tratta di fare programmazione turistica e di dare un supporto agli imprenditori locali, poi anche gli imprenditori devono fare la loro parte, specie nel migliorare la qualità dell’offerta, perché in alcuni casi è sicuramente eccellente, in altri casi c’è abbastanza improvvisata, quindi c’è lavoro da fare per il privato e per il pubblico.
Gli imprenditori sardi si sono sempre lamentati di esser soli nell’iniziativa e nella strategia turistica, adesso c’è una classe politica alla regione che dice “facciamo noi”, riforma degli Enti, il Comune sostituisce l’Azienda autonoma, non pensate che sia una ingerenza nei confronti della imprenditoria?
«Assolutamente no, in Sardegna non si è mai fatta una riforma degli Enti, c’è molta resistenza, perché in Sardegna c’è sempre molta resistenza a cambiare, che io trovo assolutamente assurda. La resistenza sta in chi già opera nel settore, cioè parlo di uffici pubblici. La riforma è semplicemente nella logica della riforma del decentramento che in Sardegna è necessario, in Giunta è stata approvata una legge sul decentramento delle funzioni, dalla Regione alle province, ai comuni, nell’ambito di questo, quando si passano le funzioni si passano anche gli uffici. E’ una cosa normalissima. Questa riforma è stata, concertata con i sindacati, con gli enti locali, una riforma aspettata da anni. Nell’ambito di questo c’è anche il settore del Turismo, è assolutamente logico che quando determinate funzioni passano dal territorio ai Comuni e alle Province, anche gli uffici debbano passare. Sia chiaro che nessuno perde niente, c’è un mantenimento del posto di lavoro nella sede in cui lavorano, del mantenimento delle condizioni salariali, per cui tutto questo battage che viene fatto intorno a questa riforma, è semplicemente strumentale. C’è poi la chiusura dell’E.s.i.t., questo ha semplicemente finito il suo corso, io non riesco a capire come si vada dietro al fatto che si vada ancora a cercare l’Ente, l’obiettivo è quello di aumentare la ricchezza che produce il Turismo, non di creare Enti. Esiste un’organizzazione all’interno dell’Assessorato, è una struttura che fa promozione turistica, oltre l’E.s.i.t., allora in un momento di riorganizzazione e in un momento di risparmi, è inutile buttare risorse dappertutto. L’E.s.i.t. purtroppo per cinque anni non ha funzionato perché non è stato fatto funzionare, allora è inutile a continuare a tenere in piedi una macchina che non funziona più. L’Ente va sciolto, nessuno perde niente, semplicemente continua a funzionare l’altra struttura che opera nel turismo, dentro l’Assessorato, poi si vedrà, il problema ripeto non è costruire Enti, il problema è far decollare il turismo, cioè aumentare il valore aggiunto che il Turismo produce, dare una progettazione in campo turistico, aumentare i flussi, non creare Enti».
Se fosse giusta l’accusa che taluno fa all’imprenditoria sarda del turismo, di essere poco competente poichè arriva da altri settori, magari dall’Edilizia, allora sarebbe anche giusta una certa reticenza nei confronti della classe politica, quando va a occuparsi di turismo. E’ competente la classe politica nella materia?
«O vediamo nei fatti, io dico che il lavoro si misura con i dati, quindi bisogna spettare un tempo congruo nel turismo si semina da un anno all’altro, dopodiché saranno i numeri a dimostrare se i programmi che si sono fatti hanno centrato l’obiettivo o meno. Quanto al fatto che gli operatori turistici provengano da altro settori quindi non siano in grado, assolutamente questo non lo penso. In Sardegna si è sviluppata una buona classe di imprenditori, e vengono dall’edilizia come vengono dalla ristorazione, e guardate ci sono anche pastori che hanno smesso e hanno aperto alberghi e li tengono bene, quindi non vuol dire, uno può acquisire professionalità perché poi si crea una professionalità nel settore, così come ci può essere altra gente che non ha acquisito professionalità. Io non vedo strano che si formi una classe imprenditoriale pur provenendo da altri settori, dico che la qualità in Sardegna va migliorata, non perché sia scarsa, è una situazione a macchia di leopardo, esistono situazioni di eccellenza così come esistono situazioni di improvvisazione, ma questa non basta più, questo non significa che io criminalizzo l’imprenditoria, assolutamente. L’imprenditoria deve crescere come dobbiamo migliorare noi nella progettualità, i risultati si devono vedere dopo un periodo congruo di lavoro. Non accetto che in sette mesi, appena si sono messe le mani per risistemare un po’ di cose si possano tirare le somme di dati che ancora non si possono tirare fuori».
Qualcuno vi accusa di puntare troppo sul turismo interno, rurale, di lasciare perdere le coste.
«Noi non lasciamo perdere le coste, le coste sono importanti, in queste ci sono il 96% delle imprese turistiche sarde e delle strutture ricettive, quindi nessuno pensa di mandare a mare questo patrimonio, sulle coste noi diciamo: la Sardegna ha come criticità la stagionalità elevata, quindi bisogna cercare di spostare i flussi, e Alghero è una prova lampante, flussi di stranieri che destagionalizzano, qui il fenomeno Ryanair ha dato una prova di come questo può essere fatto, i vostri alberghi sono aperti otto mesi, mentre da altre parti sono aperti tre o quattro mesi, quindi questo è il lavoro da fare dappertutto, riempire nei mesi di spalla, poi offrire nuovi prodotti, poiché nel momento in cui un prodotto entra in crisi, se non si hanno le alternative, tutto il sistema entra in crisi, poi pensare chiaramente al turismo interno, dobbiamo coprire l’alta criticità che è quello di colmare il divario fra le coste e l’interno, ma questo non significa che se noi parliamo di alternativa per l’interno, stiamo uccidendo le coste, assolutamente no».
Nella foto: Luisanna Depau
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