L’associazione Janas chiede alla Regione maggiore vigilanza sul corretto esercizio delle attività e la tutela delle figure professionali locali
ALGHERO - «Benvenuti in Sardegna, l’isola dell’ospitalità». Talmente ospitale da consentire a chiunque di portarsi dietro, dal proprio paese, anche le guide turistiche. «È una situazione paradossale, quella creatasi nel settore del turismo professionale, dove c’è chi lavora sentendosi ambasciatore dell’isola, aggiornandosi costantemente, c’è chi invece viene in Sardegna in vacanza e si improvvisa guida» afferma, in una lettera, l’Associazione guide e interpreti Janas.
«La Regione non dà alcuna indicazione e non effettua alcun controllo. Le agenzie di viaggio si sentono autorizzate a selezionare le guide turistiche senza necessariamente impiegare il personale qualificato». È lo sfogo di chi nel 1993 ha seguito un corso e ha sostenuto «l’unico vero esame di abilitazione nella nostra regione». Pensare che la legge regionale 26/1988 prevede che sia bandito un concorso ogni tre anni. «Ancora una volta - si legge nella lettera dell’Associazione - la nostra isola è terra di conquista e sfruttamento da parte di operatori senza scrupoli che vendono a basso prezzo la nostra storia, identità, cultura, natura e lasciano le vere guide turistiche a casa impotenti mentre altri occupano i loro preziosi posti sui bus turistici».
Le guide e gli interpreti dell’associazione Janas pensano che la riforma del sistema turistico locale sia l’occasione giusta per rivalutare e soprattutto tutelare una professione «troppo spesso affidata a guide occasionali tedesche, inglesi, giapponesi e di ogni dove che, senza alcuna competenza e autorizzazione, ci presentano al mondo come un popolo di tonti banditi, incapaci di gestire il nostro prezioso patrimonio».
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