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Red
4 marzo 2005
Ugl, quella della nuova Scaini è una vicenda scandalosa
Piu, Segreteria regionale dell’Ugl Sardegna: «Le colpe principali ricadono su un management imbelle e colpevole di sfruttare la Sardegna ed i sardi e poi scappare con il bottino all’avvicinarsi di un periodo di difficoltà, facilmente superabile; è infatti sull’Eni che ricadono le maggiori colpe per aver deciso di svendere un sito produttivo, abbandonandolo al proprio destino, a fantomatici imprenditori svizzeri»

CAGLIARI - «La vicenda della Nuova Scaini Spa in liquidazione dal 30 aprile 1999 rappresenta il caso emblematico di come è stata gestita negli anni l’industrializzazione sarda: 143 lavoratori, padri di famiglie, che sono in continua attesa di un posto di lavoro, con la cassa integrazione perennemente rinnovata, di anno in anno, ed ogni anno la processione romana a pietire interventi provvisori a scadenza fissa» è quanto dichiara il segretario regionale dell’UGL Piergiorgio Piu il quale prosegue affermando che questi lavoratori non si tutelano con l’ennesima proroga della mobilità ma «attraverso un serio progetto che includa le istituzioni del territorio e del settore produttivo. La scadenza del 30 giugno è sempre più vicina – continua Piu - e tutti i soggetti interessati, Regione, Governo ed Eni, devono fare la propria parte attivamente ed evitare il vergognoso scarica barile tipico di queste vicende. Le colpe principali ricadono su un management imbelle e colpevole di sfruttare la Sardegna ed i sardi e poi scappare con il bottino all’avvicinarsi di un periodo di difficoltà, facilmente superabile; è infatti sull’Eni che ricadono le maggiori colpe per aver deciso di svendere un sito produttivo, abbandonandolo al proprio destino, a fantomatici imprenditori svizzeri». Il segretario regionale dell’Ugl conclude chiedendo che si decida una volta per tutte su cosa farne dei lavoratori in mobilità della Nuova Scaini, utilizzando tutti gli strumenti offerti dalle leggi nazionali, regionali e comunitarie per trovare dei finanziamenti, al fine di rimettere in piedi un sito produttivo e valutare i 5 progetti presentati a suo tempo alla società Europrogetti e Finanza, concessionaria dell’allora ministero dell’industria, oggi ministero delle attività produttive. «Ai lavoratori chiediamo un ultimo sforzo di resistenza, dopo di che ci faremo parte protagonista di azioni di lotta e di mobilitazione».
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