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A.B. 4 settembre 2011
«Si allo sciopero dei lavoratori e degli onesti»
Giancarlo Balbina annuncia il suo appoggio alla manifestazione di martedì, commenta negativamente la manovra economica nazionale e propone la sua ricetta di risanamento


ALGHERO - «Per non confonderlo con il ridicolo sciopero dei miliardari giocatori di football nostrani, martedì 6 settembre a scioperare in Italia saranno i lavoratori, i pensionati e chi paga le tasse: gli onesti». Questo l’incipit dell’intervento di Giancarlo Balbina sullo sciopero in programma martedì.

«Si sciopera, per essere chiari, contro la terza manovra economica nel giro di una estate, fatta da un Governo privo di etica pubblica e in uno stato di confusione permanente, che leva il contributo di solidarietà ai ricchi, ma lo tiene per i dipendenti pubblici, colpisce i diritti dei lavoratori, attaccando la contrattazione nazionale, taglia duramente i bilanci degli Enti Locali, quindi dello stato sociale, già provati, per altro, da un Patto di Stabilità che blocca gli investimenti e persino i pagamenti alle imprese debitrici, contribuendo all’espandersi della crisi di liquidità di tante piccole e medie imprese, già sull’orlo del baratro».

«Una politica – prosegue Balbina – che oltre ad essere insopportabilmente iniqua, perché grava quasi interamente sui redditi medio-bassi, è anche fortemente depressiva; non si preoccupa di rilanciare i consumi, alleggerendo la pressione fiscale ai lavoratori e a quelle imprese che si impegnano a non speculare in Borsa e a non de localizzare, ma solo a “fare cassa” con Enti Locali, pensionati e dipendenti pubblici, ritenuti questi ultimi, evidentemente, non facenti parte del proprio elettorato. Chi crede poi che un Governo con a capo Berlusconi, possa attuare una efficace lotta all’evasione fiscale? Chi crede, per esempio, che questo Governo possa attaccare quelle società di comodo che imboscano ogni sorta di bene e di capitali in dorati paradisi off-shore, se non hanno nemmeno il coraggio di far pagare il dovuto a quei 180mila cittadini eccellenti a cui hanno scudato i capitali portati all’estero ad un ridicolo 5percento, garantendogli perfino l’anonimato?».

«Ma a scioperare dovrà essere la Sardegna intera – sprona Balbina – soprattutto i suoi giovani, abbandonati a se stessi e senza futuro. La crisi industriale, o meglio, di ciò che è rimasto del sistema industriale, è attestato dal grido disperato del capo degli industriali sardi e dei sindacati, fortunatamente uniti nell’Isola. Non c’è un territorio che si distingua per la crescita e per una inversione di tendenza; la privatizzazione della “Tirrenia”, invece di produrre una espansione degli arrivi turistici, ha penalizzato un settore che, a detta di tutti gli operatori, versa in una condizione di profonda crisi di presenze e di immagine; mentre le campagne sono ad un passo da una rivolta che potrebbe rivelarsi devastante. In questo contesto, un Governo regionale debole e appiattito su quello nazionale, ha perso tutte le vertenze con lo Stato, da quella sulle entrate allo scippo dei fondi “Fas”, attuate mentre Cappellacci se la rideva ancora appeso sui manifesti elettorali».

«E’ possibile una diversa politica di risanamento? E’ possibile – insiste Balbina – se l’obbiettivo di fondo rimane l’equità sociale. In primis la lotta all’evasione fiscale,con il ripristino delle norme sulla tracciabilità dei pagamenti; imposte dell’1percento sui patrimoni superiori a 800mila euro, ulteriore tassa sui capitali scudati e non rientrati, taglio ai costi della politica. Ma vi sono anche 16miliardi di spese militari previsti per i prossimi anni che sarebbero una buona fonte di investimento in istruzione, università e ricerca, così come le proprietà del Vaticano che esercitano attività economiche devono pagare l’Ici. I sacrifici devono essere ripartiti fra tutti i soggetti economici in modo progressivo, senza guardare in faccia a nessuno. Davanti alla serietà della crisi che abbiamo davanti, non si può rimanere fermi a contare le stelle, tanto meno può permetterselo la Sinistra che aspira a governare il Paese. Il suo compito è lottare per l’equità sociale e far sentire forte la voce di dissenso di fronte ad una manovra che fa pagare a chi ha meno e tende a salvaguardare chi ha più avuto in questi anni, evasori compresi».

Nella foto: Giancarlo Balbina
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