Il Centro Studi Agricoli, per voce del presidente Tore Piana, esprime profonda delusione, amarezza e forte preoccupazione per il modo in cui il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano DOP e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste hanno gestito l’opposizione alla modifica del disciplinare di produzione
CAGLIARI - «Il Ministero respinge i ricorsi della Sardegna presentati dal Centro Studi Agricoli e da numerosi caseifici cooperativi e pastori sardi, comunicando con una fredda e sintetica lettera via PEC». Così Tore Piana presidente Centro Studi Agricoli esprime profonda delusione per la gestione del ricorso e rilancia un ricorso europeo con Francia, Corsica e Sardegna. Secondo Piana la procedura «ha escluso ogni reale coinvolgimento degli allevatori, delle organizzazioni indipendenti, dei territori e della pastorizia sarda, riducendo il confronto a un atto puramente formale e burocratico, privo di qualsiasi apertura al dialogo».
«Siamo davanti a una gestione chiusa, autoreferenziale e distante anni luce dalla realtà del comparto ovino sardo – dichiara Tore Piana –. Un comparto che continuo a ribadire essere la principale fonte economica agricola della Sardegna, non un elemento marginale da liquidare con una risposta tecnica.» Il Centro Studi Agricoli ritiene inaccettabile che una richiesta così rilevante, come l’inserimento e la valorizzazione delle razze ovine autoctone, venga respinta non nel merito, ma sulla base del semplice fatto che “non rientra nella modifica presentata dal Consorzio”, senza alcuna riflessione politica, economica e territoriale.
«Vedo tempi duri per il comparto ovino sardo – prosegue Piana – perché quando Ministero e Consorzio scelgono di chiudersi a riccio, ignorando allevatori e territori, significa che il sistema non è più al servizio della produzione, ma di pochi equilibri interni.» Alla luce di quanto accaduto, il Centro Studi Agricoli annuncia ufficialmente l’avvio di un ricorso a livello europeo, che sarà promosso congiuntamente da Sardegna, Corsica e Francia, coinvolgendo le realtà produttive interessate e nell’ambito di un’iniziativa coordinata con il CSA, per portare la questione fuori dai confini nazionali. Il Centro Studi Agricoli ribadisce che «la battaglia per la pastorizia sarda non si ferma, e che continuerà, in tutte le sedi politiche e istituzionali, a difendere allevatori, territori e identità produttiva, anche quando questo significa scontrarsi con consorzi e ministeri».
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