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S.A. 29 ottobre 2012
Editoria indipendente: «subito una legge»
Una normativa moderna che tuteli gli editori indipendenti sardi: è l´emergenza emersa nel convegno di domenica alla Mostra del Libro di Macomer a cui hanno partecipato politici, intellettuali e giuristi


MACOMER - «La 22 è nata già vecchia e incompleta, serve subito una legge che dia continuità all’editoria indipendente, non si comprende la trascuratezza della Regione, visto che nell’immediato dopoguerra, proprio la Regione fu il motore per la fondazione di un’editoria sarda».

Lo ha affermato lo storico Manlio Brigaglia, domenica, intervenendo al convegno "Bibliodiversità, l’editoria indipendente e la Sardegna", promosso dall’Associazione editori sardi nell’ambito della XII Mostra del libro che stasera, a Macomer, chiude i battenti. Brigaglia ha rimarcato con preoccupazione la drastica riduzione dei contributi agli editori, ma soprattutto «l’incapacità di ripensare una legge sull’editoria che sia più trasparente e meno propensa a traffici e favoritismi».

Sulla stessa frequenza è sintonizzato lo scrittore ed ex magistrato Salvatore Mannuzzu, che ha invitato gli editori sardi a essere differenti, senza ostinarsi a inseguire i modelli delle grosse case editrici. «Serve - ha detto Mannuzzu - potenziare la piccola editoria, quella che opera quasi a gestione familiare, che sia propensa a cercare una nicchia e farla propria per pubblicare ciò che la grande editoria non pubblica più, puntando su quella specificità e autenticità che rappresentano i caratteri peculiari dell’identità culturale sarda».

Dello stesso avviso Francesco Cheratzu (Associazione editori sardi) che ha rimarcato come la Sardegna possa aspirare ad avere un ruolo in Italia e all’estero «Soltanto con la salvaguardia e la tutela della propria specificità culturale». «La bibliodiversità - ha evidenziato Cheratzu - può e deve essere garantita da una pluralità di soggetti che compongono l’intera filiera e che devono lavorare in modo indipendente». Gli interventi di parte politica, nella sostanza, non si sono discostati troppo dal ragionamento di fondo. Mario Bruno, vicepresidente del Consiglio regionale, è convinto del fatto che la legge 22 non sia una cattiva legge e che, più che abolirla si debba ripensarne l’impianto e dare piena attuazione: «bisogna dare nuova sostanza - ha spiegato il vicepresidente del consiglio regionale - fare in modo che sia più trasparente, operare una rilettura critica affinché dia la possibilità di un riconoscimento concreto dell’editoria sarda».

Il consigliere regionale Paolo Manichedda, presidente della Commissione autonomia dell’assemblea regionale, sostiene che sia necessario fare di necessità virtù: «Il gettito della Sardegna è in diminuzione - ha detto - perciò presto dovremmo fare delle scelte per selezionare la spesa». Maninchedda ha infine rimarcato l’esigenza di inquadrare l’insegnamento della lingua sarda nella scuola e di finanziare la formazione degli imprenditori culturali per fare in modo che conservino il ruolo di mediazione con gli autori e il pubblico. Il convegno, moderato dal giornalista Vito Biolchini, è stato aperto da Simonetta Castia, presidente dell’Associazione editori sardi, che ha rilanciato l’appello diffuso nella prima giornata della manifestazione sulla necessità di avere risorse adeguate alla progettazione e alla crescita dell’editoria indipendente.

Nella foto: un momento del convegno a Macomer
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