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Antonio Sini
9 luglio 2005
Ambulanti in spiaggia ad Alghero, ora tutto è più difficile
Dopo gli attentati di Londra i mussulmani nord e centro-africani vivono con grande disagio: «Noi non abbiamo niente a che fare con quelli, noi vogliamo vivere in pace e lavorare»

ALGHERO - Ora la vita per i venditori ambulanti nord africani si fa davvero dura. Loro, di religione mussulmana, prendono le distanze da quello che è successo a Londra, anche per loro gli attentati terroristici sono stati una carneficina, così come lo sono per noi. E’ difficilissimo parlare con loro dell’accaduto, poiché per loro è inconcepibile: «Noi non facciamo male neanche a un moscerino» afferma Mohammed, un omone di 190 centimetri di altezza armonico nel fisico. Lui così a disagio agli occhi di chi lo guarda con fare sospetto: «E’ vero - afferma - viviamo con grande disagio, ma noi non abbiamo niente a che fare con quelli, noi vogliamo vivere in pace, lavorare». Tutto avviene mentre pianta per terra i suoi ombrelloni che devono proteggerlo dal sole cocente di questa rovente Estate, e devono proteggere il suo “capitale” sempre portato appresso: calzoncini, magliette, vestitini da donna, per bambini, capellini. Tutto contenuto in bustoni di cellofan, proposto ai bagnanti in orari stabiliti, prima nei pressi del Corte Rosada poi a Fertilia. Mohammed si lamenta: «gli affari vanno male. C’era già molta difficoltà nei giorni scorsi, ora praticamente non riusciamo a vendere. La gente non si avvicina come prima, devo essere io a invitarli a vedere e provare la mia merce, molti ringraziano e non ci guardano». Ma voi cosa ne pensate delle bombe messe a Londra che hanno causato morte, tanto lutto e seminato terrore? Mohammed ci guarda, attonito, sguardo perso non trova le parole di un italiano che parla stentatamente. «Cosa dire…», con una lunga pausa, risponde impacciato, fa di spalle, già di suo è di carnagione scura ma si incupisce ulteriormente: «Siamo anche noi mussulmani, ma non facciamo male neanche agli animali che alleviamo, figuriamoci se pensiamo di far del male al prossimo. E successa un’altra cosa brutta, bruttissima e grande, si vede che c’è gente che ci guarda male, ma dovete capire chi lavora e cerca di guadagnarsi da vivere onestamente e chi no». Smette di parlare e pensa a sistemare la sua merce, deve vendere, perché anche oggi deve poter mangiare, deve vendere per rifarsi della spesa affrontata per comprare i manufatti, deve vendere per spedire qualche centinaia di €uro alla sua famiglia distante migliaia di chilometri da qui, e i suoi pensieri di sicuro non li esterna più di tanto, perché anche lui è spaventato, sa che i controlli saranno d’ora in avanti ferrei, e forse non sarà più come prima. Nel mentre si incrociano altri venditori ambulanti che propongono altri prodotti, una donna con una cesta di pantofole variopinte, un altro uomo che vende collane e bracciali, si scambiano un saluto veloce e repentino per poi scomparire. Forse è meglio non sostare in troppi in un’area troppa ristretta, si rischia di infastidire il turista in spiaggia, e allora via alla ricerca di qualcuno che possa spendere anche poco, per consentire loro di acquistare pane e acqua per sopravvivere in questa regione che ai loro occhi è opulenta e generosa. Ma nell’immaginario collettivo si guardano tutti con sospetto, i “diversi” nei tratti somatici e nel colore della pelle possono essere potenziali malintenzionati, noi ora incapaci ad essere razionali, incapaci di discriminare il buono e il cattivo, accomuniamo tutti in un unico fascio perché terrorizzati e coscienti che la prossima volta potrà essere versato sangue italiano, colpiti da chi ora in Italia si muove liberamente, e magari lavora pure.
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