Uno dei problemi principali è che manca un’imponente azione di promozione e di marketing del prodotto turistico sardo
ALGHERO - Il turismo sardo soffre. A confermarlo è la tendenza negativa che si registra con l’inizio di luglio, mese in cui si entra nel pieno della stagione turistico-balneare e in cui i turisti dovrebbero riempire gli alberghi e le strutture ricettive in genere. Il monitoraggio effettuato da Carlo Abis, segretario regionale Confesercenti, sin dall’inizio del mese in corso segnala flussi turistici in affanno che confermano cali più vistosi nelle zone tradizionalmente deboli di servizi e di infrastrutture come l’Oristanese, il Nuorese e il Sulcis Iglesiente. Tiene meglio la Gallura e Alghero, ma anche in queste zone ci sono segnali negativi di arretramento rispetto alle presenze dello scorso anno. Neanche le aspettative per il mese di agosto fanno ben sperare, anche se fare delle previsioni adesso è ancora difficile per la consolidata tendenza alle prenotazioni last minute. Ma resta comunque un clima complessivo di forte preoccupazione.
Ciò su cui gli esperti puntano il dito, definendola causa principale di questo ennesimo insuccesso è la debole azione di promozione e di marketing del prodotto turistico sardo. Un’azione che se progettata a dovere può essere in grado di spingere far conoscere meglio il prodotto sardo, sia in Italia che all’estero. E quest’azione è ancora più utile in momenti di crisi e di forte concorrenzialità, come quello attuale. Sarebbe infatti utile in questo momento, in cui già si intravedono prospettive negative, promuovere il territorio con forti campagne promozionali, prima che sia troppo tardi.
Altra nota dolente è la qualità dei servizi e la potenzialità dell’offerta turistica: «questi – sostiene Carlo Abis - rimangono ancora aspetti dequalificanti e di debolezza del prodotto sardo. Da anni attendiamo di conoscere quali strategie si adotteranno per allungare la stagione turistica nei mesi di spalla, e come combattere il fenomeno dell’abusivismo soprattutto quello delle “seconde case”».
La soluzione di questi problemi, assicura Carlo Abis, risolverebbe gran parte della debolezza del nostro sistema turistico, che resta uno dei volani strategici per lo sviluppo dell’economia isolana in grado di trascinare anche gli altri settori produttivi.
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