Questa sera, alle ore 21, l’Auditorium Comunale ospiterà Aquiloni, il nuovo spettacolo dell’artista fiorentino, liberamente ispirato all´opera di Giovanni Pascoli
ARZACHENA – L’incanto e la forza evocativa della poesia per un volo di “Aquiloni” con la cifra inconfondibile di Paolo Poli in tournée in Sardegna. Dopo il debutto dall’8 al 12 gennaio nel cartellone de “La Grande Prosa” al “Teatro Massimo” di Cagliari, e il duplice appuntamento di martedì e mercoledì al “Nuovo Teatro Comunale” di Sassari, il nuovo spettacolo dell’artista fiorentino, liberamente ispirato all'opera di Giovanni Pascoli, sarà in scena oggi, giovedì 16 gennaio, alle ore 21, all’Auditorium Comunale di Arzachena, dove il raffinato ed ironico divertissement, che intreccia teatro e musica, versi e canzoni, in un racconto per quadri impreziosito dalle evocative scenografie di Emanuele Luzzati, inaugurerà la Stagione del “Cedac”.
Viaggio tra l'eleganza della Belle Epoque e le correnti letterarie e artistiche del Decadentismo, sulle note di romanze e arie d'operetta, allusive canzoni da cabaret e inni guerreschi, Aquiloni riscopre le radici della civiltà agraria insieme ai fasti mondani e alla vivacità culturale delle capitali europee, in un incalzare di versi, dalle composizioni giovanili di “Myricae” all'inattesa modernità e varietà linguistica dei “Poemetti”, che si alternano a celebri melodie. Protagonista sulla scena, Poli interpreta con grazia squisita, incline talvolta a soave crudeltà, le poesie del Pascoli, dalle più conosciute - come “L'aquilone” (cui volutamente rimanda il titolo dello spettacolo) a “L'assiuolo”, con «quel pianto di morte... chiù.» cui fa pendant l'immaginario “Dialogo” delle rondini, la dolcezza di “A nanna”, la vivacità di “Valentino” e il sottile brivido di “Novembre” - ad altre meno frequentate, almeno fra i banchi di scuola, come l'affresco de “La morte del Papa” che è in realtà il delicato addio alla vita di una vecchina e il poemetto “Italy” (dall'esplicativo sottotitolo “Sacro all’Italia raminga”) in cui riecheggia la parlata ibrida dei migranti.
Tra piume e baluginìi dorati, personaggi en travesti e canzoni dell'anarchia, in una colorata giostra di situazioni e latitudini (dal Belpaese fino al Messico, e ancora al cuore della Mitteleuropa), lo spettacolo racconta con inediti accostamenti, segni pittorici e excursus canori, l'universo di Pascoli e la sua poetica del fanciullino, in un'età di splendore e contrasti, di ideali e impegno politico (e dura repressione), in un fiorire della cultura e delle arti che finirà tragicamente con l'inizio della grande guerra. Insieme a Paolo Poli, quattro attori (Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco) si alternano tra liriche e canzoni, negli scenari immaginifici creati da Emanuele Luzzati tra citazioni pittoriche da Fattori a Segantini all'Impressionismo francese, e tra le fantasiose e variopinte pieghe di stoffa dei costumi di Santuzza Calì. Le musiche sono curate da Jaqueline Perrotin e le coreografie da Claudia Lawrence.
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