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Antonio Sini 10 luglio 2006
Campioni del mondo: Alghero in delirio
Vinto il mondiale giocando all’italiana con una grande difesa. Frullati dalla Tv di stato, i soloni della pedata che hanno detto tutto dello scibile umano in materia di arte pallonara


ALGHERO - In Spagna, nel 1982, campioni del Mondo, contro la Germania. Erano gli azzurri di Enzo Bearzot con Zoff, Gentile, Cabrini, Causio, Rossi, Conti. Gli algheresi scendevano in piazza Sulis a festeggiare, con la mitica Vespa Gt e la bandiera tricolore. Usa ´94: Brasile-Italia 3-2, campioni del mondo virtuali dopo 120 minuti giocati nei tempi regolamentari, ma ai calci di rigore sbagliano Baresi, Baggio, Di Biagio, e finisce il sogno. Era l’Italia di Arrigo Sacchi, l’innovatore del calcio italiano, quello del calcio totale. In piazza Sulis gli algheresi si ritrovarono in tantissimi per commentare la “disfatta” ingiusta. Ieri la nostrana Tv di stato, ci ha frullato come fossimo dei gelati. Collegamenti a tutte le ore, al mattino, nel pomeriggio,diretta dall’Olimpya Staduium di Berlino dalle 17,00, quando all’inizio della partita mancavano tre ore. Ci hanno infilato la testa dentro il tubo catodico, a forza, nell’illusione di farci vivere in diretta la partita della vita. E al posto della diretta hanno fatto vivere ore di angoscia a milioni di italiani, ascoltando i soloni della pedata che hanno detto tutto dello scibile umano in materia di arte pallonara. Noi poveri mortali, non ci siamo resi conto che i soloni, forse, erano pagati a tempo. Ma quanti erano? Un esercito, un contingente dislocato in ogni dove, a sfrugugliare fra i giocatori che si svestivano nello spogliatoio, non prima di averceli mostrati salire e scendere dall’autobus gran turismo. E ancora a “rubare” momenti di tensione stampata sul viso a Lippi, che cercava invano di nascondersi sul rettangolo verde, alla ricerca della serenità che non poteva esserci. E noi a pensare: «Come sarà dentro?». E i commentatori che spiegavano la sua psicologia, “applicata al gruppo”, quasi che mister Lippi di colpo fosse diventato un psicologo e non un CT. Abbiamo subito di tutto. Abbiamo bevuto abbondanti dosi di frasi fatte, perché alla fine il gioco virtuale ha avuto ragione sul gioco vero. Così sino al calcio d’inizio, per 90 minuti vissuti con molti sbadigli, specie nel secondo tempo regolamentare. Poi i supplementari, sperando che gli azzurri si svegliassero da un torpore che ha coinvolto anche noi seduti in poltrona. Ma la musica non cambiava. Ecco i rigori, tensione alle stelle, si rivive l’angoscia dell’attesa, tutto si decide in pochi tiri. «Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore», la canzone di De Gregari aleggiava nell’Olimpya Stadium di Berlino. Ma il timore era alle stelle, in palio c’era un mondiale da vincere battendo palla e paura nella porta avversaria. Pirlo, Materazzi, Del Piero, De Rossi e Grosso, paura non ne hanno avuta, e siamo così diventati campioni del Mondo. La Musa del calcio ci aveva restituito quanto tolto nel 1994. Gli algheresi sono tornati in strada, ancora in piazza Sulis ad Alghero, a festeggiare. Tra la folla si è capito quanto altri fossero angosciati, perché le urla di gioia erano urla liberatorie. Viva l’Italia si mischiava con forza Italia, una notte di delirio e di festa nel nome dell’Italia mondiale. Al diavolo il bel gioco siamo campioni del Mondo, tutti vorrebbero esser al nostro posto, e siamo orgogliosi di quello che i nostri prodi hanno fatto, ora più di prima. Grazie Italia, grazie ragazzi per questo fantastico sogno che ci avete regalato. E per questa notte magica d’estate anche ad Alghero.
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