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Mariangela Pala 27 novembre 2015
Borse lavoro: Porto Torres oltre il campo Rom
Il progetto Romanì, finanziato con fondi comunitari gestiti dall’Assessorato regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale, con una compartecipazione del Comune di Porto Torres è stato realizzato per affermare i diritti di integrazione della comunità Rom


PORTO TORRES - Istruzione, formazione, occupazione e alloggio. Sono i punti chiave di un’azione politica che permetta l’integrazione dei Rom. Il progetto Romanì, finanziato con fondi comunitari gestiti dall’Assessorato regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale, con una compartecipazione del Comune di Porto Torres è stato realizzato per affermare i diritti di integrazione e costruire reti con il mondo produttivo e del terzo settore a favore delle donne della comunità Rom turritana presente nel campo sosta in località Ponti Pizzinnu.

Questa mattina, al Museo del Porto, dopo la presentazione degli obiettivi del progetto appena concluso e i risultati ottenuti, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ai soggetti beneficiari dei progetti d’inserimento lavorativo, i quali sono stati ospitati presso alcune aziende che hanno favorito l’acquisizione di nuove e maggiori competenze, come indicato nel programma individuale redatto dagli operatori dei servizi sociali del Comune turritano. Nell’occasione è stato consegnato un pieghevole dal titolo “Opportunità ed esperienze d’inserimento lavorativo ….un’integrazione possibile!”, che è stato oggetto di confronto e condivisione durante l’incontro.

Gli attestati sono stati consegnati alle quattro donne rom beneficiarie del progetto, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, emarginate dai percorsi lavorativi e provenienti da contesti socio familiari svantaggiati, che dal 27 novembre 2014 al 26 novembre 2015 sono state inserite in due aziende, operanti nel settore della promozione culturale e della manutenzione del verde pubblico, mediante lo strumento della borsa lavoro. L’assessore ai servizi sociali, Sebastiano Sassu ha ribadito la necessità di modificare e riadattare il regolamento della comunità Rom, sottolineando l’esigenza di chiudere il campo Rom e trovare nuove soluzioni abitative.

Decisivi i finanziamenti europei, come consigliato dalla presidente dell’Associazione sarda contro l’emarginazione (Asce), Irene Baule che ad Alghero, hanno consentito di eliminare i campi-ghetto e inserire i rom nella comunità locale. Il comune catalano aveva ottenuto un finanziamento europeo di 250mila euro, erogato tramite la Regione Sardegna, per alloggiare 11 famiglie rom in diversi appartamenti privati presi in affitto. E smantellare così il campo rom. Affitto pagato per quattro anni e la possibilità di integrarsi nella comunità cittadina, uscendo da una brutta situazione di disagio e degrado. « Da quando i Rom di Alghero sono stati trasferiti in alloggi “regolari” non si è più sentito parlare di fatti di cronaca nera che li ha visti coinvolti», ha commentato la presidente Asce, Irene Baule.
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