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Giovanni Delrio 26 giugno 2003
La protesta dei pescatori di Alghero
Pesca artigianale e fermo biologico. Se ne parlerà venerdì nell´incontro che l´assessore regionale dell’Ambiente Emilio Pani e l’Assessore regionale degli Affari Generali Pietrino Fois terranno con i pescatori di Alghero. Il danno economico subito dai pescatori algheresi può essere quantificato in svariati miliardi di lire. La relazione di Giovanni Delrio


Venerdì 14 febbraio alle 16,00 il sindaco Marco Tedde, l’Assessore regionale dell’Ambiente Emilio Pani e l’Assessore regionale degli Affari Generali Pietrino Fois incontreranno i pescatori algheresi della piccola pesca per discutere sulle istanze presentate da questi ultimi in merito allo spostamento del periodo di fermo biologico. L’incontro si terrà nella sala consiliare di via Columbano. Alguer.it ha ritenuto importante far conoscere anche il pensiero dei diretti interessati e quindi pubblicare di seguito la relazione sul fermo biologico dell´associazione delle imprese di pesca Banchina Millelire, rappresentate da Giovanni Delrio.

Nell’ illustrare le motivazioni che hanno spinto la marineria di Alghero a richiedere l’ incontro con l’Assessore Dott. E. Pani, darò alcuni dati sulla pesca in Alghero : 1914 imbarcazioni iscritte nei RR.NN.MM. e GG. di Alghero nell’ultimo secolo . Solo Cagliari , capoluogo di regione ne ha registrate 3857; La Maddalena 1780; P.Torres 1437; Carloforte 1221; Oristano provincia 1140. Attualmente ad Alghero sono in attività 90 imbarcazioni con 180 addetti. L’area impegnata per la pesca è quella ricompresa tra: Capo Marrargiu a Sud di Alghero e Punta Argentiera a Nord. Nelle stagioni passate si sono contati anche fino a 600 marittimi imbarcati, che nel periodo invernale venivano impiegati nei frantoi e negli olivetti. Nel 1956 così titola il Corriere dell’Isola, quotidiano dell’epoca : quest’anno i pescatori di Alghero si dedicheranno alla pesca del corallo . Era in occasione del varo di una nuova imbarcazione di mt 15 iscritta al n. 1PT 1089 dei RR. di Alghero, costruita per conto della cooperativa Pescatori e Capi barca , con il contributo dell’Assessorato Regionale al Lavoro rappresentato dall’Onorevole Deriu . All’interno dell’articolo era riportata la seguente frase: “ confidiamo appunto nell’interesse dell’Assessore all’Industria per costruire un grosso peschereccio che consenta anche in inverno la pesca in acque lontane dove il pescato è più abbondante . Si darebbe così a questi lavoratori la possibilità di operare anche nella cattiva stagione che oggi rappresenta per essi un vero incubo“. ( 1956 ).
In quegli anni Alghero poteva contare oltre 300 imbarcazioni da pesca che operavano con nasse, reti da posta e palamiti, oltre che 14 imbarcazioni di tonnellaggio superiore per la pesca al cianciolo ( lampara ) per pesce azzurro. In queste ultime gli equipaggi erano composti anche da 15 elementi. Tutti i mari della costa Occ. Sarda sono stati attraversati da imbarcazioni algheresi per campagne di pesca, da Golfo Aranci a Carloforte , sia prima che dopo l’ultima guerra mondiale. Nei cantieri navali di Alghero tra gli anni 1920/1980 vengono costruite l’ 80% di tutte le uove barche da pesca del Nord Sardegna . Queste nuove barche sono per i pescatori algheresi ma, anche per altri pescatori del nord e del sud dell’isola che, riconoscono nell’arte dei calafati di Alghero le migliori costruzioni navali per la pesca. ( da una ricerca dell’antropologa Gabriella Mondardinidell’ Università degli Studi di Sassari). .
Nel giugno dell’anno 1964 il “Balear”, un veliero vivaio per il trasporto delle aragoste da Alghero a Marsiglia e Barcellona, compie il suo ultimo viaggio. Si chiude così un ciclo avviato nei primi anni del 1900 da un commerciante dell’Isola di Minorca, Gabriel Archimbao (l’espanyol).
Negli anni 70’ la marineria di Alghero manifesta presso la Regione Sardegna per l’abolizione della pesca del corallo fatta con l’uso dell’ingegno ( croce di S.Andrea ) . La flotta peschereccia praticante questo tipo di pesca proveniva soprattutto da Torre del Greco, aumentando di anno in anno lo sforzo di pesca con il conseguente depauperamento dei fondali intorno alla Sardegna.
Negli stessi anni funzionari regionali vengono inviati ad Alghero per condurre con i pescatori aragostai una ricerca sull’aragosta. I risultati della ricerca convinceranno la Regione a ridurne l’attività di pesca. Così dagli otto mesi di pesca consentita dalla legge nazionale ( 1 maggio-31 dicembre ) si passa ai sei mesi attuali ( 1 marzo-31 agosto ) come da legge regionale. E’scientificamente provato che la deposizione delle uova delle aragoste femmine nel mare diSardegna, avviene tra settembre/dicembre.
Negli anni 80 i pescatori di Alghero entrano in conflitto con le imbarcazioni siciliane che, numerose soggiornano nel porto di Alghero per campagne di pesca ai grossi pesci pelagici. ( pesce spada , tonni ecc. ) . L’impegno della marineria di Alghero convince la Regione ad emanare un decreto per allontanare le spadare oltre le 12 miglia, fuori dalle acque territoriali sarde.
Nel 1991 entra in vigore la legge regionale sul fermo biologico. In questa partita Alghero gioca un ruolo di primo piano. Anche a seguito di uno sciopero dei pescatori durato 13 giorni la legge sul F.B. viene approvata dal Consiglio Regionale. Ne beneficerà tutta la marineria sarda . 57 armatori algheresi riconosciuti responsabili delle proteste, vengono premiati con la condanna a otto mesi di reclusione…
Incomincia l’ era del fermo biologico. Nei primi due anni la piccola pesca si ferma nei mesi di ottobre-novembre con risultati soddisfacenti per tutti . Nel 1993 inspiegabilmente il fermo biologico cambia periodo, passando dall’autunno alla primavera . Questa nuova situazione porta i pescatori di Alghero nuovamente a manifestare a Cagliari, non ottenendo purtroppo i risultati sperati . La protesta però sensibilizza la Regione sull’utilità di emanare una legge a tutela del riccio di mare, che scaturisce a seguito di un convegno tenutosi ad Alghero nell’Aprile del 1993.
Allo stato attuale il fermo biologico incide notevolmente sulla pesca dell’aragosta, che si riduce ulteriormente da sei a quattro mesi e mezzo . Dal 93 a oggi il fermo biologico ha ridotto del 25 % il periodo di pesca dell’aragosta, togliendo 15 mesi di pesca dai 60 effettivi. Il danno economico subito dai pescatori algheresi può essere quantificato in svariati miliardi di lire. Calcolando 135 Kg.di aragoste in meno pescate da ogni barca per 10 anni, si ha una perdita di 1350 Kg che, moltiplicate per un prezzo medio di L. 60.000 al Kg fanno mancare nei guadagni di ogni imbarcazione la somma di 81 milioni di vecchie lire. Nel frattempo il prezzo del gasolio per la pesca è aumentato del 100%.
L’attuazione del fermo biologico nel periodo primaverile ha causato la scomparsa della pesca delle tanute, esercitata ad Alghero con l’uso delle nasse nel periodo tra marzo e aprile . Analoga situazione per la pesca delle seppie che, tradizionalmente iniziava a febbraio e terminava ad aprile, con risultati economici notevoli per la categoria. Queste problematiche sono state poste all’attenzione di tutti gli Assessori che si sono succeduti alla Regione, senza purtroppo ottenere i risultati sperati. Al contrario di altre marinerie che hanno visto riconosciute le proprie esigenze e che nel corso degli anni sono aumentate numericamente. Qualche marineria riusciva ad imbarcare anche 5 pescatori sui “cius “, barche di stazza inferiore a 1,5 tsl. (miracolo del fermo biologico).
Ad Alghero negli anni del fermo biologico succede l’esatto contrario. Diminuiscono sia le imbarcazioni che i pescatori. Dopo il gasolio, registriamo un altro aumento i Delfini, che dividono con i pescatori le prede catturate, causando notevoli danni alle reti. Nessun marittimo è più disponibile ad essere imbarcato per poche giornate di lavoro. Se da una parte il F.B. ha portato benifici agli armatori delle imbarcazioni di stazza inferiore alle 1,5 tsl, dall’altra parte ha penalizzato le imprese con personale dipendente che devono supportare delle spese superiori ai benefici stessi.
I pescatori di Alghero si sono incontrati più volte con l’Assessore Della Difesa Dell’Ambiente nel corso dell’anno 2002 per sensibilizzarlo su questi temi , ottenendo la giusta attenzione che però non si è tradotta in atti concreti . Nel mese di Aprile dell’anno 2002 in un convegno organizzato da tutta la piccola pesca di Alghero, presente il Dott. Giampiero Corda responsabile del settore Pesca Regionale. In quella occasione si era convenuto sulla inutilità di praticare il fermo biologico nel periodo primaverile . Autorevoli esponenti dell’Università di Sassari sostenevano le ragioni dei pescatori che, proponevano di destinare a zona di tutela biologica e di ripopolamento per un periodo sperimentale di tre anni l’area marina di Porto Conte, conosciuta dal mondo scientifico per la più estesa prateria di poseidonia del Mediterraneo . Questa proposta accolta all’unanimità da tutti i pescatori di Alghero, introduce una nuova concezione per lo sfruttamento e la tutela delle risorse . L’indennità del fermo biologico compensa così il mancato reddito causato dalla scelta di non pescare nella zona protetta e quindi destinata al ripopolamento ittico. Purtroppo è passato quasi un anno, nulla è cambiato . Sembra quasi di tornare indietro di 47 anni , così come scritto sul Corriere dell’Isola del 1956 : l’incubo della cattiva stagione si ripete, le barche sono più vecchie , i pescatori rimasti sono sempre più in difficoltà.
In conclusione i pescatori della pesca artigianale di Alghero, chiedono all’Assessore ed alle autorità competenti, di poter andare a pesca quando il tempo è buono . Le burrasche è meglio raccontarle quando si sono lasciate alle spalle . Causa il perdurare del cattivo tempo, siamo fermi dall’agosto del 2002. Considerata la situazione drammatica in cui versa la marineria di Alghero, sarebbe opportuno concedere dei contributi ai pescatori danneggiati dalle calamità naturali e dai Delfini.
In attesa che l’Assessorato competente, valuti positivamente le proposte sulla tutela e valorizzazione delle risorse ambientali e di ripopolamento ittico. Si chiede che il Fermo Biologico per l’anno 2003 venga posticipato nel periodo autunnale, dal 15 ottobre al 29 novembre. Questa soluzione permetterebbe ai pescatori di attivarsi subito per il sostentamento delle proprie famiglie. La mancanza di prodotti ittici dal mercato cittadino e dalle pescherie, oltre che a produrre ingenti danni ai venditori, sta convogliando la clientela verso la grande distribuzione, con un ulteriore danno per l’economia cittadina. La stessa situazione la lamentano i ristoratori locali che, nel periodo di maggior flusso turistico-gastronomico, non trovano sul mercato quei prodotti ittici di altissima qualità che, solo la pesca artigianale può fornire. L’Assessore dell’Ambiente ha l’autorità per decidere in favore della piccola pesca di Alghero che, come dimostrato in precedenza ha sempre condotto battaglie per favorire lo sviluppo della pesca in Sardegna e per la tutela dell’ambiente marino.
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