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Romano Pesavento 10:53
L'opinione di Romano Pesavento
Docenti di ruolo fuorisede, ingiustizia strutturale


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su una criticità strutturale che incide direttamente sulla qualità del sistema scolastico: la condizione dei docenti di ruolo fuorisede nelle regioni del Centro-Nord.
Migliaia di insegnanti assegnati stabilmente a sedi lontane dalla propria residenza sostengono costi abitativi non proporzionati alle retribuzioni, con effetti concreti sulla possibilità di radicarsi nel territorio di servizio. Questa pressione economica alimenta mobilità prolungata, pendolarismo, doppia residenza e discontinuità didattica, con ricadute sulla stabilità dei collegi docenti, sulla progettualità educativa e sul rapporto scuola-comunità. Dalle segnalazioni raccolte emerge con chiarezza che una riduzione significativa del costo degli affitti — nell’ordine del 50-60% — insieme alla reale accessibilità a mutui fortemente agevolati per l’acquisto della prima casa nella sede di titolarità rappresenterebbe un fattore determinante per la permanenza stabile dei docenti e per la riduzione strutturale del turnover. In questa prospettiva il CNDDU sollecita il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a prendere atto della necessità di affrontare la dimensione abitativa del personale scolastico come tema strutturale di politica educativa. Viene pertanto avanzata una proposta economica e tecnico-scientifica che interpreta l’abitare dei docenti come infrastruttura educativa strategica e come leva di stabilizzazione del sistema scolastico. La proposta individua l’opportunità di avviare un Programma Nazionale di Stabilità Abitativa per il Personale Scolastico, progettato secondo modelli di investimento sociale e finalizzato a correggere il disallineamento tra redditi del personale scolastico e dinamiche del mercato immobiliare nei territori ad alta tensione abitativa.

L’impianto tecnico si fonda su strumenti già consolidati nelle politiche pubbliche contemporanee, capaci di combinare riduzione del rischio, effetto leva delle risorse pubbliche e attivazione regolata di capitale privato. In tale quadro, la calmierazione degli affitti viene concepita come meccanismo contrattuale strutturato basato su convenzioni territoriali tra amministrazioni locali, proprietari e soggetti gestori, sostenuto da garanzie pubbliche contro morosità e danni e da incentivi fiscali selettivi. Questo approccio riduce il premio per il rischio incorporato nei canoni e aumenta l’offerta di alloggi a canone moderato, rendendo possibile una significativa riduzione del costo sostenuto dai docenti con un utilizzo più efficiente delle risorse pubbliche. Parallelamente, la proposta evidenzia la necessità di favorire l’accesso alla proprietà nella sede di servizio attraverso mutui realmente agevolati attivati mediante garanzia pubblica parziale e accordi con il sistema bancario e istituzionale, anche con il coinvolgimento di soggetti come Cassa Depositi e Prestiti. La riduzione del rischio per gli intermediari consente condizioni creditizie più favorevoli e maggiore accessibilità, mentre la connessione dell’agevolazione alla permanenza nella sede trasforma lo strumento in leva di stabilità degli organici. Dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, l’intervento viene configurato come investimento ad alto rendimento pubblico: la stabilità abitativa riduce mobilità e turnover, limita il ricorso alle supplenze, rafforza la continuità delle cattedre e migliora la capacità delle scuole di sviluppare progettualità di lungo periodo, generando effetti positivi anche sull’efficienza complessiva della spesa educativa.

Il CNDDU sottolinea inoltre l’importanza di accompagnare eventuali misure con un disegno di valutazione d’impatto basato su indicatori misurabili relativi alla permanenza nelle sedi, alla stabilità degli organici, alla continuità didattica e al benessere organizzativo, così da rendere la politica abitativa una politica educativa verificabile e progressivamente migliorabile. Accanto alla dimensione abitativa, il Coordinamento richiama l’attenzione su un ulteriore tema strettamente connesso alla stabilità del personale: la mobilità dei docenti. Alla luce del quadro tecnico-normativo definito dal Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulla mobilità del personale docente, educativo e ATA 2025-2028, si evidenzia la necessità di valorizzare pienamente gli strumenti contrattuali esistenti e di introdurre specifiche misure di salvaguardia per il personale che permane fuori sede per periodi particolarmente prolungati. In tale ambito si propone di prevedere, nell’ambito della Mobilità docenti per l’anno scolastico 2026/2027 e nelle successive applicazioni del CCNI 2025-2028, la possibilità concreta per gli insegnanti che da dieci anni non hanno ancora ottenuto il trasferimento della sede di servizio di accedere a percorsi di ricongiungimento prioritario verso la città di residenza, qualora lo richiedano.

Un intervento di questo tipo troverebbe fondamento nei principi di equità, tutela della continuità professionale e sostenibilità organizzativa già richiamati dal CCNI e consentirebbe di ridurre situazioni di prolungata separazione territoriale, migliorare il benessere lavorativo e rendere più prevedibili le dinamiche di stabilizzazione degli organici. La previsione di criteri oggettivi e verificabili, integrati con la durata della permanenza fuori sede, permetterebbe di rafforzare la coerenza del sistema di mobilità con gli obiettivi di continuità didattica e di equilibrio territoriale.
Consentire ai docenti di radicarsi nei territori o, quando necessario, di ricongiungersi dopo lunghi periodi di servizio fuori sede significa rafforzare la scuola come presidio civico, ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire maggiore continuità agli studenti. Per questo il CNDDU invita il Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato dal Ministro Giuseppe Valditara, a prendere in considerazione l’impianto complessivo delineato — abitativo e contrattuale — e ad avviare un confronto istituzionale con Governo, Regioni, enti locali e parti sociali finalizzato alla piena attuazione delle potenzialità del CCNI 2025-2028 e allo sviluppo di misure specifiche per il personale docente fuorisede. Garantire condizioni abitative sostenibili e percorsi di mobilità equi per il personale scolastico non rappresenta una misura accessoria, ma una scelta strategica di politica educativa, economica e sociale, capace di incidere in modo duraturo sulla stabilità del sistema scolastico e sul diritto all’istruzione.

*Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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