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S.A. 1 dicembre 2010
Vinyls "in lutto", Cgil: pensiamo al dopo
L´analisi del segretario generale della Cgil di Sassari Antonio Rudas sulla vertenza Vinyls: unità del territorio di fronte alla consapevolezza della morte del vecchio modello di sviluppo e apertura alle nuove alternative che lo compensino


SASSARI - «Fino a quando il territorio nel suo complesso non sarà finalmente riuscito a elaborare il lutto per la morte del vecchio modello di sviluppo – dice il segretario generale della Cgil di Sassari Antonio Rudas Rudas - non ci saranno le condizioni per affrontare compiutamente la questione relativa alle sue possibili alternative». Secondo il sindacato la vertenza sulla chimica è sfuggita al suo stesso controllo, e si continuerebbe a pagare le conseguenze della clamorosa rottura voluta dall'Eni il 19 ottobre 2009.

«Si è così creato un vuoto di governo delle problematiche che è stato comprensibilmente riempito da una parte limitata di operai, i quali si sono trovati costretti ad assumere direttamente le funzioni di direzione della vertenza, funzioni normalmente poste in capo alle rappresentanze di loro espressione». Impossibile ora recriminare, «occorre acquisire coscienza e ragionevolezza e che la prima cosa da fare, unitamente alla difesa dell'ambiente, è tutelare i posti di lavoro, mettendo già da subito in conto che alcune produzioni potrebbero, nonostante la necessità di dare continuità alla lotta per preservarle dalla chiusura, non avere più una prospettiva di lungo periodo».

«I veri responsabili - dice Rudas - ovvero il governo nazionale e regionale stanno di fatto permettendo all'Eni di portare a termine i suoi piani. Lo stanno facendo anche grazie all'immobilismo dell'opposizione politica, che al di là di qualche attestazione di solidarietà, non ha ancora trovato il coraggio di compiere scelte comprensibili e nette. Siamo ormai in una fase in cui il problema non è se riusciremo a salvaguardare o meno le attività esistenti, ma se e come si potranno ottenere le dovute compensazioni per quelle già dismesse».

«In questa situazione - conclude il sindacalista - bisognerebbe riprendere il cammino là dove si è interrotto, superando finalmente quell'ottobre 2009. Lo si dovrebbe fare contrapponendo l'unità dell'intero territorio alle divisioni volute e interessate prodotte dai suoi nemici e dai loro complici più o meno consapevoli. Occorrerebbero meno patti costruiti su desuete liste della spesa che divaricano, e più idee che unifichino. Ma soprattutto lavorare intorno a un progetto di sviluppo in grado di contrapporsi alla strategia minimalista delle multinazionali».
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