Dopo il clamoroso fallimento della trattativa Gita per l´acquisizione della Vinyls di Porto Torres, monta la rabbia dei lavoratori del Petrolchimico. Manifestazione nello scalo aeroportuale di Alghero. Le dichiarazioni di Mario Bruno
ALGHERO - Dopo il clamoroso fallimento della trattativa Gita per l'acquisizione della Vinyls di Porto Torres, monta la rabbia dei lavoratori del Petrolchimico ormai stanchi delle promesse disattese e dei proclami mancati. Presidio questa mattina (lunedì) dalle ore 8.30 presso l'aerostazione Riviera del Corallo di Alghero, dove un massiccio dispiegamento di Forze dell'Ordine ha comunque impedito ai manifestanti di entrare dentro il terminal algherese. Garantito l'ingresso e l'uscita dei passeggeri dallo scalo, come del resto sono risultati tutti regolari i voli in arrivo e partenza.
Mario Bruno. L'indignazione non basta più. Domani, al ministero dello Sviluppo economico, ci sarà un nuovo incontro con gli enti locali e, in assenza di novità, si sa già che l'Eni chiuderà gli impianti della chimica di base già dal prossimo giugno. È una scelta insensata: il piano relativo alla cosiddetta “chimica verde” per ora è solo un indistinto annuncio per il futuro e non possiamo accettare che chiuda il cracking di Porto Torres e venga smantellato il petrolchimico in cambio di una promessa». Così il capogruppo regionale del Partito democratico Mario Bruno, dopo l'ennesima manifestazione del lavoratori della Vinyls.
Gli investimenti promessi e gli accordi con gli enti locali non possono prescindere dalla continuità occupazionale delle maestranze: tutti i posti di lavoro, compresi quelli dell'indotto, vanno salvaguardati, dice Bruno, gli impianti devono continuare a lavorare finchè la “chimica verde” non sarà realtà. «Un territorio già fortemente colpito da disoccupazione e assenza di prospettive non può essere messo di fronte a un aut aut così drastico, soprattutto dopo le troppe prese in giro, dopo la pantomima di Gita e le dichiarazioni ufficiali dei ministri che davano per imminente la soluzione».
«Ci hanno messo la faccia - così avevano dichiarato ai lavoratori - ma rimangono al loro posto. Ora, smascherato l'inganno, il governo si assuma le proprie responsabilità. Se il presidente della Regione non è in grado di imporsi - conclude Mario Bruno - siano gli enti locali a far sentire con forza la voce di un territorio che non può essere lasciato in agonia».
Unltima modifica ore 15.50
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