I numeri della situazione dell´industria sarda sono impietosi: 36 le vertenze aperte in attesa di risposta, cui si sommano le 760 aziende in stato di crisi. Il ministro Paolo Romani da un mese non dà risposte. Manifestazione della Cisl programmata per sabato al Nuraghe Losa
CAGLIARI - «E’ passato più di un mese dall’incontro con il ministro per le Attività Produttive, Paolo Romani, ma nessun provvedimento concreto è partito dai suoi uffici ministeriali per manifestare, se non altro, segni di un qualche interessamento governativo sulle più gravi emergenze industriali dell’isola. Il tavolo Stato-Regione-Sindacati, che sembrava essersi riaperto il 17 maggio scorso, è rimasto sostanzialmente inattivo».
Così, il segretario regionale Cisl Sardegna, Giovanni Matta, denuncia il silenzio da parte del Governo sulla grave crisi in cui versa l'indistria dell'isola. «Al Ministro Romani - dice Matta - si erano chieste una serie di misure per rifinanziare un nuovo Piano di Rinascita, interventi per la perequazione infrastrutturale, il riconoscimento della condizione di insularità. Da Roma non è arrivata una sola risposta».
«Anzi, le più grandi vertenze - concludono - faticano a svolgersi nel senso in-dicato dai lavoratori: è così per Eurallumina, Ila, Vynils, Keller, Unilever, solo per citare quelle che, insieme con la Legler, sono le più drammatiche. Ma sono ben 36 le vertenze aperte in attesa di risposta, cui si sommano le 760 aziende in stato di crisi che hanno collocato i lavoratori dentro gli am-mortizzatori sociali in deroga».
Sulla base di queste motivazioni, il sindacato ha promosso una manifestazione per sabato 2 luglio. Appuntamento al Nuraghe “Losa” (situato nelle campgne del Comune di Abbasanta ndr) dove l'organizzazione dei lavoratori «proporrà nuove forme di mobilitazione perché le attese sull’industria sarda non vadano ulteriormente deluse».
Nella foto: il ministro Paolo Romani
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